7 febbraio 2009, Su D di Repubblica gay e lesbiche credenti si raccontano

Ex seminaristi, ex novizie, ex papa-boy. Credenti e omosessuali. Per la chiesa cattolica sono un problema. Ma loro non rinunciano alla fede. A costo di scegliere altre confessioni.
“Pensavo che Dio mi disprezzasse, mi allontanasse da sé a causa della mia omosessualità. E invece nel tempo ho capito che ero io a disprezzarmi: Dio mi ama proprio perché sono omosessuale”.
Giuseppe è uno dei tanti gay credenti che si ritrova a vivere nell’Italia un po’ grottesca di Povia, il cantore sanremese convinto che dal “tunnel” dell’omosessualità si possa uscire. La sua canzone Luca era gay, storia di una presunta “conversione” all’eterosessualità, sta infatti scatenando non poche polemiche.
Giuseppe è uno dei tanti gay credenti che si ritrova a vivere nell’Italia un po’ grottesca di Povia, il cantore sanremese convinto che dal “tunnel” dell’omosessualità si possa uscire. La sua canzone Luca era gay, storia di una presunta “conversione” all’eterosessualità, sta infatti scatenando non poche polemiche.
Sono i figli di un Dio minore, o almeno molti di loro si vedono così. Raccontano storie di esclusione, solitudine, violenza. Molti – anzi, la maggioranza – vivono di nascosto, magari frequentando il seminario oppure un gruppo parrocchiale, con l’angoscia di essere smascherati. Altri iniziano a uscire allo scoperto perché, nonostante tutto, in ognuno di loro ha continuato a brillare una luce, quella della certezza che il Dio in cui credono li ami davvero, li ami per quello che sono”….
Leggi l’articolo:
Per fare outing ci vuole Dio di Davide Varì, tratto da D la Repubblica delle Donne n.632, supplemento a Repubblica di sabato 7 febbraio 2009