Racconti Immorali. Gli ironici racconti di un credente omosessuale
Intervista e recensione a cura di Innocenzo
Le pagine di Racconti Immorali (edizioni Il Filo, 2005) di Fabio Seregni racchiudono quattro brevi racconti, dagli esiti profondamente variegati, che offrono una visione cristiana dell’omosessualità mettendone in discussione, con una buona dose di ironia, vizi, virtù e tabù.
Così, pagina dopo pagina, pur nel rispetto delle realtà spirituali a lui care, l’autore si prende gioco, con humor e leggerezza, dell’opprimente morale che gli è stata inculcata fin da piccolo.
Il giovane Emmanuele, il maggiore Philip e il Pastore R. sono i protagonisti di queste pagine. Diversi per età, estrazione sociale e storia di vita, ma accomunati dalla propria omosessualità, con i propri sogni, le proprie debolezze, i propri incubi. Un piccolo libro con quattro racconti (La mummia, Il giudizio, Neanche io e Le isole di Emmanuele) che scorrono via veloci e leggeri.
Ma chi è l’esordiente Fabio Seregni? Leggiamo in quarta di copertina che è nato a Milano nel 1966 e frequenta da alcuni anni i gruppi di omosessuali credenti. Vediamo di farci due chiacchiere insieme…
Ciao Fabio, non capita tutti i giorni che uno scrittore dica di sè, nel retro di copertina, che è un cristiano omosessuale. Ci racconti qualcosa in più di te….
La quarta di copertina è stata dettata dall’istinto, forse un po’ azzardato, di non nascondermi più, ed era necessaria, secondo me, per capire meglio il retroterra da cui sono nati i racconti. Sono nato a Milano nel 1966, e dopo il liceo mi sono laureato in filosofia, sempre a Milano.
Dopo la laurea, come tanti neo “filosofi” mi sono trovato a fare i lavori più diversi: sono stato per anni educatore in un Centro per portatori di handicap, mi sono occupato di webmarketing, attualmente lavoro in una biblioteca di un’Istituto privato.
La scoperta della mia omosessualità risale all’adolescenza, ma allora avevo idee molto confuse, è stato un cammino graduale e pieno di svolte. Sempre all’adolescenza risale il mio impegno pieno della vita di parrocchia, per me sono sempre state due dimensioni fondamentali, e non volevo rinunciare a nessuna delle due.
Ho cominciato a frequentare gruppi di omosessuali credenti nel 1998 e da allora ho avuto modo di conoscere non solo la sfaccettata realtà milanese ma anche quella di altre grandi città come Roma.
Un pastore che cerca di convincere Dio che è un peccatore solo perché gay; un ragazzo che vuole conciliare, ma senza fretta, la propria fede con la sua omosessualità; un soldato incapace di accettare le sue pulsioni, sono alcuni dei protagonisti ironici e autoironici di Racconti Immorali… Ma tu come hai conciliato la tua fede e la tua omosessualità?
Come accennavo prima, si tratta di un percorso, nientaffatto concluso. Scrivere racconti è stato uno dei passaggi, e mi ha permesso di mettere su carta alcune mie convinzioni profonde, che non avrei potuto esprimere in altro modo, per vedere la mia condizione anche in una dimensione creativa, ironica, e non sempre angosciante e problematica.
Parallelamente alla mia attività di scrittore c’è stato il lavoro nei gruppi di omosessuali credenti, c’è stato un allargamento di “territorio”: ho cominciato a parlarne alla mia famiglia, poi sul lavoro e adesso ho cominciato anche, selezionando bene le persone, a parlarne in parrocchia. Devo dire che le sorprese non sono mancate: in generale ho trovato più accoglienza che rifiuto, anche da parte di persone che avevo classificato come “reazionarie”.
Perché un conto è parlare in astratto, per assunti ideologici, di omosessualità, un conto è se la questione si incarna in un volto concreto di una persona che hai davanti e che magari conoscevi già: allora molte barriere cadono. Alcuni, dopo aver letto i miei racconti, mi hanno detto che non vi ritrovano nessuna soluzione al conflitto fede- omosessualità e che, per esempio, non suggerisco nessun modello di coppia omosessuale cristiana. Ci mancherebbe altro!
Io non ho soluzioni, non ho ricette da suggerire a nessuno, ognuno deve fare il suo percorso, molta strada ancora resta da fare, ed è lungi da me l’idea di suggerire “modelli” o “soluzioni”. Nei miei racconti ho soltando voluto indicare uno spazio, quello del Sacro, nel quale l’omosessualità può essere vista in maniera nuova e sotto molti punti di vista, inedita.
Chi mi ha fatto notare che nel primo racconto, “La mummia”, non trova tracce di esperienza cristiana, dimentica che esiste anche una religiosità pagana, la religiosità della bellezza, e che il racconto tratta proprio di quello, io parlo anche del sacro in generale e della sua irruzione nel quotidiano, anche prima di ogni adesione confessionale.
La tesi di fondo che io sostengo è che la componente omosessuale è una parte normale di ogni psiche, anche di quella etero, e che se in alcuni casi si manifesta in alcune persone in maniera preponderante tale da renderele omosessuali tout court, tale componente continua a vivere in tutte le coscienze, e che misconoscerla equivale a un impoverimento o un pericolo.
Mi si dirà che è la classica “scoperta dell’acqua calda”: può darsi, ma difficilmente in ambito letterario ho trovato tracce di un’impostazione di tal genere, è più facile trovarla in testi di psicologia, specialmente in Jung. Leggendo molti racconti di giovani omosessuali, per esempio quelli che si trovano in abbondanza sul web, mi pareva che emergessero due istanze: la prima di tipo rivendicativo, di affermazione dei propri diritti misconosciuti, dall’altra l’insistenza sull’esperienza erotica pruriginosa che desse sfogo a fantasie rimaste tanto a lungo frustrate.
Io ho cercato di evitare tutte e due quelle tracce: nei miei racconti non ci sono mai descrizioni di sesso esplicito, né ci sono forti discorsi rivendicativi. Il mio piano è altro: ho fatto alcune esplorazioni nel campo dell’arte, del mito, delle religioni, del sacro appunto, dove secondo me esiste una linfa vitale benefica, se accolta bene, per ogni omosessuale.
Da quando è uscita la prima ristampa del tuo volume ad oggi tante cose sono cambiate sia in Italia che nella Chiesa, in bene o in male, cosa ti ha colpito di più.
I cambiamenti non sono stati tali né tanto veloci come io avrei desiderato, sia in campo legislativo, sia in campo ecclesiale. Penso che su questo tema vada nella direzione giusta l’ultimo libro del Cardinal Martini “Conversazioni notturne a Gerusalemme”, che consiglio a tutti di leggere, anche se lì vengono affrontate per flash questioni che meriterebbero ben altro approfondimento. Comunque penso che in generale, la Chiesa cattolica non sia ancora come la auspica il Cardinale: di fatto noi viviamo in una Chiesa non abbastanza coraggiosa.
Tuttavia mi sembra rilevante notare il cambiamento di mentalità della base, delle persone comuni, di quelle che non hanno il potere. Fino a qualche anno fa mi sembrava difficile parlare dell’argomento nelle parrocchie, fra i laici impegnati, all’interno delle famiglie, all’interno di ordini religiosi.
Oggi tutto è in movimento. Non sempre si tratta di un movimento incoraggiante ( penso ad esempio ad alcune riproposte di tesi riparazioniste da parte di alcuni gruppi di cristiani più intransigenti ) ma comunque il movimento, alla base, si avverte. Penso che siamo solo agli inizi.
Per quello che vale, penso ad esempio a quante figure di omosessuali positive compiono oggi nei telefilm o nei serial televisivi, a differenza di qualche anno fa dove l’omosessuale era il deprevato o, nel migliore dei casi, la macchietta. La gente guarda la tv, specialmente i giovani, e i modelli che propone vengono assimilati. Se è vero che la televisione tiene conto modelli sociali già esistenti, è vero anche che almeno in parte, li influenza.
Si dice spesso che i credenti omosessuali sono persone senza voce e senza volto, perché spesso rifiutano di esporsi pubblicamente rinunciano così a dare un volto alle loro storie… Tu che hai fatto la scelta inversa cosa ne pensi…
Come dicevo prima si tratta di percorsi diversi. Non me la sento di suggerire un coming out forzato a chi vive all’interno della famiglia o sul posto di lavoro situazioni difficili che sicuramente lo porterebbero ad affrontare problemi più grandi di lui, né mi piace l’atteggiamento snobbistico di chi rifiuta a priori il confronto con realtà che possono sembrare ostili ( per esempio gli ambienti ecclesiastici).
A me è servito venire allo scoperto negli ambiti parrocchiale, lavorativo e famigliare, ma non me la sento certo di generalizzare. Come dicevo prima, siamo agli inizi, e in questa fase credo che le teorizzazioni siano più un danno che un aiuto.
Qual’è l´augurio che fai a quanti vorranno sfogliare le pagine del tuo libro
Auguro prima di tutto che si divertano, il mio vuole essere prima di tutto un libro piacevole per chi lo legge e lo comprende, che magari perché no, strappi anche un sorriso, che non fa certo male. Questo non per superficialità, ma per uno spirito di “leggerezza” ( che è tutt’altra cosa) che ritengo indispensabile per i credenti omosessuali del nostro tempo.
UN ASSAGGIO DAL LIBRO….
Sudata, vestita troppo per quel vento torrido, tropicale di Calcutta, la non più giovane turista andava muovendosi impacciata per il Lazzaretto. Tutt’intorno a lei, uomini distrutti dalle malattie lanciavano i loro sguardi a volte imploranti, a volte indagatori, a volte persi, dai loro sudici lenzuoli.
Si fermò all’improvviso davanti a una giovane suora intenta a fasciare con cura il moncherino purulento di un giovane lebbroso. “Io non lo farei – le disse – per tutto l’oro del mondo.” La suora alzò la testa e rispose, con un sorriso: “Neanche io.”
Fabio Seregni , Racconti Immorali, Edizioni Il Filo, 2005
In vendita esclusivamente presso la Librerie Babele, Via dei Banchi Vecchi 116, 000186 Roma, Tel & Fax 066876628, Email babelecla@tiscali.it (vendita anche per corrispondenza)