Quando il settimanale Famiglia Cristiana si occupa di omosessualità

Ho ritrovato solo in questi giorni questi articoli che avevo conservato da un numero di Famiglia Cristiana del 2009.
Il primo, l’editoriale di don Antonio Sciortino, tratta del conflitto in Parlamento circa l’approvazione (ndr poi bloccata) della legge che inseriva tra le aggravanti dell’art.61 del codice penale l’orientamento sessuale dell’offeso.
Il secondo, a mio parere più interessante, ci dà una visione netta di come la Chiesa riconosca l’omosessualità: un limite umano.
Inoltre Luigi Lorenzetti mette in dubbio che le unioni omosessuali vadano riconosciute: dal mio punto di vista è in questo passaggio che si nota che quanto scritto prima è una forzatura.
Non è una difesa degli omosessuali dalle violenze e dalle offese omofobiche ma un discorso generico, ampliabile ad ogni categoria di “emarginati”, non teso a riconoscere la situazione in cui i gay vivono e a costruire un dialogo, ma volto a ribadire il diritto di rispetto a qualsiasi uomo e a qualsiasi donna, indipendentemente dalle scelte di questi.
La chiesa del silenzio e il silenzio dei cattolici
Articolo di don Antonio Sciortino tratto da Famiglia Cristiana n. 43 del 25 ottobre 2009
Come ha detto in un’intervista monsignor Mogavero: «In altri Paesi si è cominciato a piccole dosi, con le norme antiomofobia e si è arrivati al riconoscimento legale delle unioni omosessuali».
La scorsa settimana la Camera, approvando una pregiudiziale di incostituzionalità dell’Udc, ha bloccato l’iter di approvazione della legge che inseriva tra le aggravanti previste dall’art. 61 del Codice penale i fatti commessi «per finalità inerenti all’orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa dal reato» .
Chi si opponeva al testo sollevava un’obiezione tutt’altro che infondata. Non si capisce perché l’aggravante debba riguardare solo i casi imputabili all’omofobia e non, invece e più correttamente, tutti quelli previsti dal Trattato di Lisbona, condannando qualsiasi forma di discriminazione fondata su «sesso, razza, colore della pelle o origine etnica o sociale, caratteristiche genetiche, lingua, religione o convinzioni personali, opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, appartenenza a una minoranza nazionale, patrimonio, nascita, handicap, età o tendenze sessuali».
Sarebbe bastato trasferire in toto queste indicazioni come aggravanti nel nostro Codice penale e il caso sarebbe stato chiuso prima ancora di aprirsi.
Ma si è voluto, cavalcando l’indignazione suscitata da recenti e gravissimi fatti di cronaca (ai gay vittime di aggressioni va tutta la nostra solidarietà), forzare la mano, con una scelta ideologica, primo passo verso successivi riconoscimenti in fatto di matrimoni tra omosessuali e adozione per le coppie gay.
Omofobia: i pregiudizi e le discriminazioni
Articolo di Luigi Lorenzetti tratto da Famiglia Cristiana n. 43 del 25 ottobre 2009
Il disegno di legge contro l’omofobia è stato bocciato. Ancora una volta si è vista la contrapposizione tra gli schieramenti anziché il confronto. Se si tenta con una nuova proposta di legge, si esige che il testo sia chiaro e non si presti equivoche interpretazioni o indebiti allargamenti.
L’omofobia si definisce come un sentimento (timore, paura) verso la persona omosessuale e si manifesta in molteplici maniere che vanno dall’intolleranza, ostilità, sentimenti di odio e disprezzo fino a violenza psicologica e fisica.
Un disegno di legge che sanzioni severamente la violenza può risultare importante, almeno come segnale di rassicurazione verso una categoria di persone esposte al sopruso, ma non basta. C’è da fare molto di più, occorre un impegno culturale di tipo etico per costruire una società giusta e riconciliata, dove ognuno sia riconosciuto nella sua dignità di persona.
In questa prospettiva, è necessario superare forti pregiudizi. Non si sa molto dell’orientamento omosessuale, per esempio, se è innato o acquisito, irreversibile o no, e altro ancora. In ogni caso, è un limite umano.
Due cose, però, sono subito condivisibili: il soggetto non ha scelto, di sua iniziativa, simile orientamento, lo sperimenta in una certa fase dello sviluppo e non senza un serio trauma psicologico; seconda: l’omosessuale è persona e, come ogni altra persona, ha diritto al rispetto incondizionato e al riconoscimento della sua dignità e dei diritti umani.
Un disegno di legge che mira a contrastare ogni forma di ingiustizia e di violenza non può non trovare consenso. Ma nessuna legge può reggere su una definizione generica e confusa di omofobia. Un esempio di confusione, forse intenzionale, è la Risoluzione del Parlamento europeo del 18 gennaio 2006, alla quale alcuni vorrebbero riferirsi.
Tra le manifestazioni omofobiche e, quindi, giustamente da condannare, si specificano “i discorsi di odio e istigazione alla discriminazione, dileggio, violenza verbale, psicologica e fisica, persecuzioni e omicidio”.
Tra queste, però, si aggiunge anche il non riconoscere “i partner dello stesso sesso che non godono di tutti i diritti e le protezioni riservate ai partner sposati di sesso opposto e gli stessi diritti e protezioni che hanno le coppie sposate di sesso opposto e il mancato riconoscimento delle famiglie omosessuali.
La definizione di omofobia risulta, così, tanta ampia da divenire incomprensibile e insostenibile: mette insieme realtà diversissime. Una cosa, infatti, è l’emarginazione, la discriminazione, la violenza verbale e fisica (e sono reati); tutt’altra è se esistono alcuni diritti: al riconoscimento delle unioni omosessuali, all’adozione. Non si può parlare di violazione dei diritti, se prima non si dimostra che tali diritti esistono.
L’inconfondibile dignità, che spetta a ogni persona, non conduce a cancellare, per legge, la differenza di genere con il sostenere che l’omosessualità non è altro che una modalità sessuale tra le tante; che il matrimonio tra uomo e donna non è che una tra le altre forme di matrimonio; che la coppia omosessuale ha il diritto all’adozione.
Purtroppo il pensiero della Chiesa è spesso equivocato. Molte persone omosessuali lo avvertono estraneo, lontano, punitivo. E così si aggiunge sofferenza a sofferenza.
In realtà, la Chiesa non è seconda a nessuno nel comprendere la condizione omosessuale e nel condannare, come antiumana e anticristiana, ogni forma di sopruso, ingiustizia e violenza che offende l’alta dignità della persona.