In cammino nella Quaresima. La pietra dell’unzione

Riflessioni di Luigi Testa* sul Quinto venerdì di Quaresima
(A Gerusalemme nel Santo Sepolcro) Lasciata l’altura del Golgota, dopo alcuni gradini, torna forte il profumo che ci aveva rapiti all’inizio, all’ingresso. Al centro c’è, a terra, una lastra di pietra d’ocra antico, su cui pendono decine di lampade. Dall’uno e dell’altro lato della pietra, donne, uomini, bambini, vecchi, giovani, stanno in ginocchio, e su quella pietra fredda posano la testa, posano le labbra, qualcuno ci tiene le mani, con le piante larghe, come a volerla prendere tutta, come ad accarezzarla tutta.
Nulla toglierà ormai da quella pietra il profumo della mirra, del nardo, dell’aloe che da secoli ogni giorno viene versato lì su, memoria di quelle donne che profumarono il tuo corpo con oli profumati, prima della sepoltura. «Ho profumato il mio giaciglio di mirra, di àloe e di cinnamòmo» (Pr 7,17).
E ancora l’olio scivola sensuale su quella pietra levigata, come scivolava sul tuo corpo, sul tuo ventre d’avorio, tempestato di zaffiri, lungo le tue gambe di alabastro, fino ai tuoi piedi d’oro puro (cfr. Ct 5,14-15), come io lascerei scivolare i miei baci sul tuo corpo bianco e vermiglio (Ct 5,10).
* Luigi Testa è autore di testi a carattere giuridico e scrive su alcuni quotidiani nazionali. “Via crucis di un ragazzo gay” (Castelvecchi, 2024) è il suo primo libro di natura spirituale, altre sue riflessioni sono pubblicate anche su Gionata.org.