A sua immagine. Il volto di Cristo e le persone sieropositive
Riflessioni del padre passionista John Sherrington*, tratte dal sito del Catholics for AIDS Prevention & Support (Inghilterra), dicembre 2011, liberamente tradotte da Giacomo Tessaro
Noi, nella giornata mondiale contro l’AIDS, “rendiamo presenti”, attraverso il ricordo, le persone affette e infettate dall’HIV. Il Ricordo ha delle radici profonde nella teologia del popolo ebraico: lo Zikaron, in ebraico “rendere di nuovo presente” è il cuore della celebrazione di Pesach che richiama il grande evento dell’Esodo, in cui gli Israeliti vennero liberati da Dio dalla schiavitù in Egitto. Lo Zikaron è il cuore dell’Eucarestia, la Passione, la morte e la resurrezione di Cristo. La passione di Cristo non è solo un evento storico di 2.000 anni fa ma è presente oggi; continua attraverso la storia fino ai nostri giorni.
Durante l’Avvento aspettiamo la venuta di Cristo nella gloria, ma Cristo è già presente tra noi e ci chiama a riconoscerlo. Cristo è presente tra noi, sofferente, rifiutato e spesso deriso; viene a noi da debole. Viene a noi solo, malato e bisognoso, uno straniero: come uno che soffre!
Rimango impressionato dal semplice fatto che il Cristo Risorto porta le ferite della sua passione sul corpo, le ferite che lo identificano come il Sofferente per eccellenza! Gesù invita Tommaso e lo coinvolge: toccami, tocca le mie mani, i miei piedi, il mio costato… La società in cui la Chiesa primitiva proclamò per la prima volta l’Evangelo considerava la Croce e la Crocifissione simboli di vergogna, come una stigmatizzazione e un rifiuto. Non erano parole che potevano essere pronunciate dalla gente perbene.
Eppure san Paolo dice: “pendo dalla croce con Cristo”, “sono inchiodato alla croce con Cristo”, “porto con Cristo le ferite sul mio corpo” e ai Corinzi: “noi proclamiamo Cristo crocifisso, pazzia per i Greci e scandalo per i Giudei”. In ogni caso Cristo dice a noi, suoi discepoli, “prendi la tua croce e seguimi”. Simone di Cirene è un esempio di vero discepolato. Prendi la croce, non Morbosamente ma Solidalmente. Rispondendo come Simone di Cirene diventiamo “Fratelli del Cristo Crocifisso”, immersi nella sofferenza, nello stigma, nella vergogna, nel rifiuto e nella solidarietà!
Come Passionista ho seguito e sono stato accanto alle persone con l’HIV fin dai primi anni ’90, in tempi molto sinistri in cui si temeva la pandemia. Ho avuto il tempo di viaggiare con loro e riflettere con loro sulla questione. Ora sento di aver capito che “il Nome di Gesù è scritto sulla fronte delle persone sieropositive”; esse portano le ferite della sofferenza, dello stigma e spesso del rifiuto.
In Positive Catholics li ho visti essere Simone di Cirene l’uno per l’altro e per gli altri. Li ho visti, a causa della loro malattia (la loro Croce), come Cristo, abbattere nei loro corpi i muri di divisione; la divisione tra maschio e femmina, bianco e nero, benestante e povero, cittadino e straniero, Gay e Eterosessuale. Li ho visti assolvere questo compito meglio di molte persone sane qui dentro!! E ancora devono lottare contro il pregiudizio e l’esclusione.
La maggioranza delle persone a cui hanno diagnosticato il cancro o la leucemia o problemi di cuore etc. etc. – tirate fuori quello che volete – hanno avuto una risposta solidale da parte della società, della famiglia, amici, colleghi, dalla Chiesa, dalla Sinagoga, dalla Moschea, dal tempio e perfino dal “Club” etc. Invece un sieropositivo non è autorizzato, non ha il diritto di dire “Sono sieropositivo”. Perché? Per paura delle reazioni! Reazioni negative, di rifiuto, reazioni che giudicano, reazioni impaurite.
È quindi difficile essere aperti, stringere nuove amicizie o mantenere le vecchie, iniziare una relazione etc. perché sono cariche di difficoltà e problemi… Le persone sieropositive non sono il problema, o “Il Problema”, sono un Dilemma!! Un dilemma sui nostri pregiudizi: quelli superficiali e quelli profondi. È chiederci se riconosciamo e accogliamo Cristo nei suoi “Fratelli” con l’HIV… o se non lo facciamo! Questo è il Dilemma!
.* Omelia tenuta nella giornata mondiale dell’AIDS del dicembre 2011
.
Testo originale: World AIDS Day homily (pdf)