Ballando sul Titanic. La gerarchia cattolica di fronte allo scandalo dei preti pedofili

Sembra di rivedere la scena, i ricchi passeggeri del Titanic che si ostinano a ballare al suono delle orchestre viennesi mentre la nave, considerata inaffondabile, cola a picco per un iceberg non avvistato in tempo. Ironie macabre della storia. O della natura, se volete.
L’immagine viene in mente leggendo delle numerosi voci di complotto (i soliti ignoti anticlericalisti) che starebbero minando la credibilità della chiesa cattolica, utilizzando lo scandalo dei preti pedofili contro le gerarchie ecclesiastiche e lo stesso papa.
Accanto al prete pedofilo, esiste anche il prete che si danna l’anima per i suoi fedeli. Ed è davvero così, io non ho problemi a crederlo. Chiunque dotato di buon senso sa bene che non tutti ci comportiamo nello stesso modo.
Voglio credere che la chiesa cattolica stia davvero subendo un processo di stigmatizzazione in questi anni non indifferente.
Dice lo studioso Erving Goffmann nel suo saggio Stigma, l’identità negata che la stigmatizzazione riduce le persone ad una categoria, non le si vede più, e quando questo processo di invisibilizzazione è compiuto, la persona vittima dello stigma perde di umanità e di individualità.
La categoria “ uomo di chiesa” puzza di zolfo a chilometri di distanza. Spiace però ricordare che la chiesa cattolica è stata la prima a stigmatizzare intere categorie di esseri umani: i divorziati, le donne che abortiscono, gli omosessuali solo per citarne alcuni. La lista nella storia, poi, rischierebbe di allungarsi di molto.
Intere categorie di soggetti privati di umanità e individualità. Per tanto non esiste più Michelangelo Merisi in arte Caravaggio, esiste l’omosessuale.
Non esiste più la donna che ha preso la pillola abortiva per salvaguardare la sua salute fisica perché un parto l’avrebbe uccisa, rendendo orfani i suoi già tre figli partoriti. Esiste l’assassina dei propri figli. Tutti nello stesso calderone, nello stesso putiferio.
Nella stessa confusione, ora, anche la chiesa cattolica e i suoi diversi rappresentanti. Suona un po’ come il non giudicare per non essere giudicati, perché nello stesso modo… Non sto a ricordarlo. Nello stesso modo, basta. Come dire: ogni nostra azione porta in sé implicitamente una sorta di giustizia, se non proprio, a volerla dire tutta, di vendetta.
La seconda giustificazione addotta allo scandalo della pedofilia dai vertici della chiesa cattolica e da chi in buona fede la difende è che le stime del fenomeno sono sovrastimate. In realtà, colpirebbero solo il 4% dei pastori della chiesa cattolica.
Molto ci sarebbe da dire a questo proposito, per esempio che la pedofilia è uno di quei crimini dove altissimo è l’indice di omertà, per cui si preferisce vivere in silenzio l’abuso, tanto è il terrore causato nella vittima. Che solo qualche mese fa’ le stime erano dell’uno per cento. Eccetera.
Qui voglio solo fare un ragionamento ad absurdum. Supponiamo cioè che sia solo una la vittima di pedofilia all’interno della chiesa cattolica riscontrata in tutti i casi venuti alla luce. Noi sappiamo che non è così, ma per un momento possiamo fare lo sforzo di crederlo.
Un solo bambino o una sola bambina. Forse che il crimine per questo sarebbe meno riprovevole? Non è la chiesa cattolica che dichiara l’insostituibilità di ogni essere umano, per cui ogni vita uccisa non potrà mai essere sostituita da nessun’altra? Lo stesso non vale per ogni bambino o bambina privato della sua innocenza, ridotto a oggetto passivo dai desideri di un adulto?
Un mio vecchio professore di filosofia ci tenne un intero giorno a scuola discutendo su un problema etico che avremmo dovuto risolvere. Ipotizzava la seguente situazione: che cosa avremmo fatto se cento passeggeri di una navicella si sarebbero potuti salvare da un attacco nucleare, cedendo una sola persona tra di loro che i nemici avrebbero però messo sicuramente a morte?
Tutti, all’unanimità, decidemmo che la vita dell’ostaggio non valeva certo quella dei novantanove superstiti. Così, ci disse il professore, ragionano gli uomini, ma non i cristiani.
Per i cristiani, quella sola vita non è né sostituibile né meno degna delle altre novantanove, perché il valore di un’esistenza è l’infinito.
Mi sembra sia questa la logica della chiesa cattolica quando condanna l’aborto: la logica delle esistenze, non certo dei numeri.
Volere quindi giustificare se stessi con la logica delle percentuali è patetico, grave e delittuoso. Fosse solo uno il bambino abusato, la chiesa cattolica, qualunque chiesa, dovrebbe rendere conto del suo triste operato.
La terza, ma non meno importante tra le giustificazioni avanzate, è che purtroppo i casi di pedofilia non sono limitati alla sola chiesa cattolica. Purtroppo, dico, è chiaro che è così.
La pedofilia è una piaga che colpisce ogni settore della società e non risparmia nessuna chiesa. I bambini abusati esistono anche nelle chiese protestanti.
La chiesa cattolica fa’ dunque bene a ricordare che è composta da persone fragili e difettibili, come tali soggette ad errori ed erranze come tutti gli esseri umani. Vorremmo, però, se lo ricordasse sempre e non solo nel particolare caso della pedofilia.
Vorremmo si ricordasse dei suoi limiti umani quando un prete si arroga il diritto di rifiutare la comunione ad una donna perché divorziata dal marito violento che la malmenava.
O quando il vescovo di turno costringe il professore di religione all’omertà sulla sua vita sentimentale altrimenti arriva il licenziamento.
Tale fallibilità è patrimonio comune delle società umane che si dicono civili. E nel caso della chiesa cattolica non si riduce alla complicità o meno dell’attuale papa ai diversi crimini commessi nelle diverse diocesi.
No, anche in questo caso voglio rifiutare la logica del sospetto e credere davvero che il Crimen Solliciationis non sia stato affatto un documento che ha aiutato a insabbiare i molteplici casi di preti pedofili che via via emergevano.
Anche in questo caso voglio credere che l’attuale papa si sia coraggiosamente e lealmente battuto perché questa terribile piaga scomparisse dalle chiese.
Eppure, anche in questo caso bisogna ammettere una certa fallibilità nelle procedure adottate.
Qualcosa non deve avere funzionato se i casi di bambini abusati si sono moltiplicati, se la chiesa cattolica negli Stati Uniti è ormai in bancarotta per i milioni di risarcimenti versati alle vittime, se per anni i singoli preti colpevoli di abusi sono stati ripetutamente spostati in altre chiese dove hanno ricominciato nuovamente ad abusare dei bambini.
L’albero si riconosce dai suoi frutti e l’albero non deve avere governato bene i suoi rami, se oggi la chiesa cattolica si ritrova con migliaia di casi in cui i preti hanno potuto per anni continuare a delinquere.
Lentezze nel recepimento delle accuse, nell’apertura dei processi, nelle comunicazioni, nell’invio di lettere e risposte, sono davanti gli occhi di tutti. Lentezze, badiamo bene, sulla pelle dei bambini.
Allora, continuare a ripetere che la chiesa è fatta di esseri umani suona come la tardiva ammissione del capitano del Titanic, il quale, in punto di morte, pare ebbe a dire che in effetti, a volere considerare bene la questione, così inaffondabile la sua nave non era.
Che dire? L’iceberg, nella sua beata ignoranza, deve averlo sempre saputo.