Basta silenzi. Le religioni devono mobilitarsi contro la violenza dell’omofobia!

Siamo un gruppo di intellettuali appartenenti a diverse confessioni, preoccupati per le discriminazioni, le violenze e le umiliazioni di cui omosessuali e transessuali continuano ad essere oggetto.
Ben lontani dal credere a “un senso progressista della storia” che sarebbe in qualche modo irreversibile e fatale, siamo preoccupati di vedere che questa tendenza repressiva va aumentando.
Avranno d’altra parte l’occasione per farlo grazie alla Giornata mondiale di lotta contro l’omofobia e la transfobia, che avrà luogo esattamente tra due mesi, il 17 maggio prossimo, il cui tema quest’anno è giustamente incentrato sulle religioni.
Bisogna dirlo, le nostre società sembrano sprofondate in una crisi che è allo stesso tempo morale ed economica. Questo spiega forse, un po’ ovunque nel mondo, l’invito a ristabilire un certo ordine morale, sia religioso che laico.
Se fosse soltanto un richiamo al senso etico di ciascuno, al senso nel quale l’etica è una parola che non cade dall’alto e neppure si impone obbligatoriamente, ma si comunica gradualmente e progressivamente in modo “resistibile”, potremmo soltanto applaudire.
Che la crisi infatti risvegli delle solidarietà nelle famiglie, tra coniugi, tra amici, che essa mostri l’importanza delle mutue fedeltà nelle quali siamo coinvolti e che ci uniscono gli uni agli altri, è possibile, auspicabile ed importante.
Ma questo ordine morale rischia di trasformarsi in norme di diritto che finirebbero col legittimare ancora di più l’esclusione e la violenza, già ora percepibili nelle nostre società, nei confronti di chi ha una sessualità diversa da quella della maggioranza.
Infatti abbiamo paradossalmente degli interi settori che si “liberalizzano”, e altri nei quali si rafforzano paure, divisioni e muri anche là dove in passato tutto era più flessibile, più aperto all’arte ordinaria del vivere insieme.
Abbiamo il sentore che in ogni famiglia religiosa siano presenti sia il meglio che il peggio, vale a dire degli aspetti che invitano al rifiuto di queste violenze e di queste umiliazioni, e degli altri che al contrario spingono verso di esse.
Non si tratta di lottare per un diritto: l’omosessualità e la transessualità sono delle realtà che, sotto denominazioni ed immagini diverse, sono sempre esistite ed esisteranno sempre. Non si tratta di un fatto “patologico” che deve essere combattuto, ma un fatto di cui si deve ammettere l’esistenza.
Che in società nelle quali la differenza dei sessi è confusa da diversi sconvolgimenti sociali o culturali, questo fatto appaia sotto una luce nuova, che può far paura o suscitare irragionevoli speranze, non è qui la questione. Le discriminazioni, le violenze e le umiliazioni che colpiscono omosessuali e transessuali sono in ogni caso ingiuste nei confronti delle persone che le subiscono.
Al riguardo noi chiediamo una dichiarazione comune, o almeno una chiara espressione di ciascuna delle diverse confessioni, qui in Francia, che non miri a chiedere per gli omosessuali e i transessuali il diritto di sposarsi o di avere dei figli, ma che abbia lo scopo di ricordare solennemente l’importanza della lotta contro le violenze omofobe e transfobe.
E’ al più alto livello interreligioso che noi dobbiamo prendere la parola, ricordare le regole universali dei diritti dell’uomo, e non lasciar credere che le nostre Chiese e confessioni religiose siano complici di questo nuovo discorso violento che sta dilagando, richiamandosi ad un fantasmatico ordine morale discriminatorio che non era mai stato di tale portata.
Olivier Abel (filosofo), Jean-Claude Guillebaud (saggista)
Tarek Oubrou (teologo), Rivon Krygier (rabbino)
Testo originale: Les religions doivent se mobiliser contre l’homophobie