‘Condanno gli omosessuali perchè lo dice la mia religione!’. Quando la fede chiude le porte del cuore

A metà degli anni Novanta, quando ero da poco una mamma single che viveva oscillando tra l’euforia per la liberazione da un matrimonio oppressivo e l’ansia di dover decidere cosa fare della sua nuova vita, avevo una migliore amica che si chiamava Janice.
Ognuna di noi aveva una figlia, e credo che ognuna di noi sperava di evitare alle nostre figlie quel disordine che invece aveva caratterizzato le nostre vite. Ricordo bei momenti trascorsi con Janice.
Un anno io, lei ed un’altra mamma, andammo in giro a fare “dolcetto o scherzetto” nonostante la pioggia incessante. Stavamo ammassati in sei nella mia macchina, e ad ogni casa ci fermavamo per far fare ai bambini i loro scherzi.
Noi, a turno, li supervisionavamo e finivamo sempre col ritrovarci completamente bagnate ma entusiaste dell’avventura ed estasiate dal pensiero delle caramelle che avremmo mangiato una volta asciugateci.
Un’ altra volta Janice mi stava aiutando a traslocare, quando ad un certo punto ho rovesciato un contenitore colmo di caffè macinato. E visto che allora ero una caffeinomane, rimasi ovviamente atterrita.
Mentre spazzavo, iniziai ad intonare una personale versione della canzone “ Hard to say good-bye to yesterday” di Boyz II Men. Vedendo che non avevo perso le staffe, i bambini, ed anche Janice successivamente, si unirono a me cantando una sommessa e malinconica versione della canzone. Fu molto divertente.
Così era la vita allora: non ero una Mussulmana praticante. La vita era allo stesso tempo amara e divertente, ma piena di quelle risate che ci tenevano sempre ai confini dell’ amarezza. Danzavamo tutte sul filo del rasoio: rischiavamo di rimanere al verde, di restare sole e di incasinare seriamente i nostri figli.
Quando ho conosciuto Janice ero davvero sull’orlo del baratro. Ci incontrammo in un ricovero per donne depresse. La polizia aveva deciso, come ultimo tentativo di salvarmi dal mio ex marito, di mandare lì me e mia figlia.
Appena varcata la soglia del ricovero, lei fu la prima persona che notai e ne fui inizialmente intimorita. Era un omone di colore, con i capelli arruffati e un mucchio di nei sparsi lungo il viso. E quando dico omone intendo proprio omone.
Circa un anno dopo il nostro incontro, Janice mi disse che doveva parlarmi di una cosa. Mi fece sedere ed io ascoltai:” Quando avevo tredici anni ho capito che…”. La interruppi e le dissi :” Che sei gay?”.
Lei sembrò piuttosto sorpresa ma io non riuscii a capirne il motivo – per me era stato ovvio dal primo momento che la conobbi che fosse lesbica. La conversazione finì dunque così e la vita continuò come prima.
Alla fine lei si è trasferita in un altro stato e la nostra amicizia si è dissolta lentamente. Molte cose sono cambiate da allora.
Prima non praticavo la religione islamica. Ora si, e questa religione vieta assolutamente l’ omosessualità. Questa è una parte del mio credo che devo accettare indipendentemente da ciò che pensavo in passato – che lo voglia o no.
Certo non puoi cambiare la tua religione solo perché non si sposa con alcune tue idee. Tuttavia è altrettanto difficile accettare alcuni precetti solo in base alla propria fede.
Uno degli esempi più ovvi è quello che riguarda l’adozione del velo – ho sempre saputo che fosse richiesto, ma mi ci sono voluti diversi anni per abituarmi all’idea.
Sebbene ora non abbia amici gay, ho dovuto ugualmente chiedermi come seguirei i precetti della mia religione se ne avessi. Eviterei qualsiasi persona come Janice? Non riesco a pensare che lo farei, ma già il fatto che mi venga questo dubbio prova che sono cambiata.
La mia religione mi ha posto su un cammino molto lontano dal concetto di aperta accettazione dell’ omosessualità con cui sono cresciuta ma, come con le altre cose che sono cambiate nella mia vita, so che sono solo al primo passo di questo percorso.
E sebbene a volte il cambiare alcune mie opinioni diventa una vera e propria lotta, ciò non rappresenta una mancanza di fede, ma piuttosto testimonia la forza del mio credo nell’abbracciare idee che non ho mai accettato in passato.
Testo originale: Hard to Say Good-Bye to Yesterday