Il gay pride di Milano visto da un prete
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Monsignor Armando Cattaneo dopo essere stato vicario episcopale dell’arcivescovo di Milano per la zona pastorale di Monza, è diventato prevosto di Saronno, dove è riuscito a trasformare in prassi quotidiana molte delle indicazioni di papa Francesco sulla Chiesa in uscita e sul rapporto con il creato (quest’ultima esperienza ha spinto l’arcivescovo Delpini ad affidargli l’incarico di favorire nella diocesi ambrosiana la ricezione dell’enciclica Laudato Sì.
Nel 2021 una malattia neurologica l’ha costretto ad abbandonare l’incarico pastorale che aveva a Saronno e a trasferirsi a Milano per accedere più agevolmente alle terapie con cui sta cercando di combattere la sua malattia.
La provvidenza ha voluto che, a Milano, andasse ad abitare in una traversa di via Lecco, la gay street milanese e che iniziasse a celebrare la messa nella chiesa di San Carlo al Lazzaretto, la «chiesa senza pareti» che san Carlo Borromeo aveva fatto progettare a Pellegrino Tibaldi.
Noi cristiani LGBT del Guado e i giovani del Guado l’abbiamo conosciuto lì e ci siamo accorti della sua grande sensibilità pastorale: da allora lo vediamo spesso ed è diventato un po’ il nostro punto di riferimento in quella chiesa in cui la parrocchia di Santa Francesca Romana ospita dei momenti di preghiera che vogliono aiutare le persone che frequentano i locali della zona a riscoprire la dimensione contemplativa della vita.
Quando gli abbiamo detto che saremmo andati al Pride lui si è incuriosito e ha deciso di venirci a salutare dal marciapiede di una delle strade toccate dal corteo. E mentre era lì con il deambulatore che gli permette di fare l’attività fisica che i medici gli hanno raccomandato, complice anche la folla che rendeva difficili i movimenti, ha assistito per parecchio tempo alla parata del 2 luglio scorso.
Colpito da quella esperienza ha deciso di raccontarla in uno dei video che pubblica su Youtube, intitolandolo: «Il gay pride visto da un prete». Siamo convinti che valga la pena guardarlo, perché con un candore evangelico, riconcilia in maniera commovente l’esperienza di fede e la partecipazione al Pride.