Il Gesuita Michael Kelly: “contro l’AIDS poniamo fine alla criminalizzazione dell’omosessualità”

Lusaka (Zambia). L’attivista zambiano contro l’AIDS e sacerdote gesuita, Michael Kelly, invoca la decriminalizzazione delle relazioni tra lo stesso sesso e sostiene che l’esistenza di leggi che proibiscono tali relazioni alimentano la diffusione dell’HIV.
Il sacerdote ha affermato che invece di “criminalizzare” l’orientamento sessuale, i paesi dell’Africa meridionale dovrebbero seguire l’esempio sudafricano e legalizzare le unioni gay”, per assicurare non solo l’accesso alla prevenzione e alle cure mediche ma anche l’impegno di questa gente e di questi detenuti nella lotta contro il contagio”.
Successivamente, Kelly ha puntualizzato all’Ecumenical News International, “Non sto dicendo di essere a favore del sesso tra uomo e uomo”.
Il seminario di Lusaka è stato organizzato dalla tribuna parlamentare dalla Southern African Development Community e da Panos, un network di informazione e comunicazione.
Originario di Tullamore in Irlanda, Kelly vive e lavora in Zambia da più di 50 anni. È professore emerito di pedagogia all’Università dello Zambia dal 2001 e ha anche giocato un ruolo importante in veste di consulente sull’AIDS nelle sedi delle Nazioni Unite, della Banca Mondiale, nei governi africani e del resto del mondo.
Nel discorso tenuto durante il suo seminario, Kelly ha affermato che la priorità dovrebbe essere data all’accesso alla prevenzione e alle cure mediche anziché alla legislazione contro le relazioni tra lo stesso sesso, e si è autodefinito sostenitore della distribuzione di preservativi ai detenuti.
Egli sostiene anche di essere preoccupato del “pugno di ferro” da parte dell’Africa, dei Caraibi, dell’America Latina e di alcuni paesi dell’Asia per introdurre leggi che sanciscano come reato la trasmissione dell’HIV o l’esposizione di altre persone al virus.
Nel descrivere tale mossa come legittima nel caso in cui donne o bambini venissero infettati per violenza sessuale, Kelly sostiene che l’applicazione della pena per la trasmissione dell’HIV sarebbe controproducente.
Ha aggiunto che ciò “non porterebbe alla giustizia e non arresterebbe la trasmissione del virus. Anzi, criminalizzare la trasmissione dell’HIV potrebbe addirittura favorire le condizioni che danno un enorme contributo alla stessa trasmissione, vale a dire la stigmatizzazione di coloro che sono infetti da HIV, il silenzio, l’ignoranza sullo stato personale della malattia, e aumenterebbe la vulnerabilità delle donne”.
Egli ha affermato, “le cattive leggi come i preservativi difettosi e il materiale sanitario rischioso contribuiscono a diffondere il virus”.
Testo originale: Jesuit AIDS activist says, end criminalisation of homosexuality