Io, mio marito, Dio e la scoperta della nostra omosessualità

Finché siamo in vita, la nostra storia va avanti. Vorrei raccontarvi di come sono arrivata a capire che Dio non ci condanna per essere gay. Da piccola, sono stata cresciuta andando in chiesa ogni Domenica.
Ho frequentato una scuola cristiana per tutte le elementari. In ogni chiesa in cui sono stata veniva insegnato che l’omosessualità è peccato.
Sono stata abituata a pensare ciò che mi era stato detto di pensare e non a ragionare con la mia testa. Specialmente nei miei pensieri riguardo alle donne. Ho scelto di chiudere in un cassetto quei sentimenti e dimenticarmene.
Ho anche scelto di credere che se avevo quei sentimenti non significava che fossi gay. Per diverse ragioni ho attraversato un periodo in cui non sono andata in chiesa e non ho pregato.
Ho voltato le spalle a Dio. Qualche mese dopo aver compiuto 20 anni, ho sposato il mio migliore amico. Siamo stati spostati per quasi 9 anni finché non ho conosciuto una donna che era lesbica, amica di lavoro di mio marito. Subito dopo averla incontrata, i sentimenti che tenevo sepolti dentro me sono esplosi.
Per un po’ di tempo non sono riuscita a non pensare al suo sorriso. Ma tenevo questi pensieri per me. Poi un giorno i miei pensieri si sono fatti più seri. “Non puoi fare pensieri del genere. Sei sposata, e non puoi avere sentimenti del genere per una donna.” Ho fatto di tutto per non pensare più a lei. Ho fatto in modo di non poter parlare più con lei. Ho fatto scorrere via il pensiero di lei.
Tre anni più tardi, io e mio marito abbiamo iniziato ad avere problemi di coppia. Li stavamo avendo da diverso tempo. E’ stato l’inizio della fine. Prima di allora vivevo una vita che pensavo di volere. Non felice, ma almeno confortevole.
Una notte io e mio marito parlammo come non avevamo mai fatto. Mi confessò di essere gay e che era innamorato di un uomo. Si scusò per avermi “incasinato” la mia intera vita. La mia piccola e confortevole vita, che pensavo non essere una vita felice, era arrivata alla fine. Ero anche preoccupata per il suo aldilà. “E’ gay, ed è peccato.”
Da quel momento sono tornata in chiesa per circa un anno, avevo accolto Gesù nel mio cuore e mi sono battezzata. Ero diventata cristiana. Ho pregato il Signore di “cambiare” mio marito.
Non potevo pensare che avrebbe vissuto la sua vita ultraterrena all’Inferno. Non cambiò mai. Allora pregai per la comprensione. E’ stato lì che Dio mi diede il più bel pensiero liberatorio.
Non è un peccato essere gay. La penso così perché non credo che Dio ci guardi dall’alto al basso e che dica “Facciamola diventare lesbica così andrà all’Inferno, o facciamolo diventare gay così andrà all’inferno”.
Dio ci ama tutti e ci chiede solo di “Amarci l’un l’altro come io ho amato voi” e “Non giudicare chi non può essere giudicato”. Non ci ha creato tutti allo stesso modo. La vita sarebbe troppo semplice se tutte le persone fossero uguali. Non ci sarebbero lezioni da imparare.
Dio ha uno scopo per ognuno di noi, anche se non ci apriamo a Lui come dovremmo. L’aver compreso che Dio non odia i gay mi ha aiutato a ricordarmi chi sono. Mi piacciono le donne. Amo le donne. Sono attratta dalle donne, e va bene così.
Non mi farà passare l’eternità all’Inferno solo perché sono attratta dalle donne. Vuole che io sia me stessa, nel modo in cui Lui mi ha creato.
Inoltre, voglio credere che Dio non giudicherà male il divorzio che avrò presto per due ragioni, una tra queste è che io e mio marito non eravamo la coppia giusta. Ora che ho rivolto le mie domande a Dio a cui penso Lui abbia risposto, sono felice come non lo sono mai stata.
* Questa storia di fede e riconciliazione è stata presa dall’archivio di www.christianlesbians.com ed è stata postata originariamente nel 2004.
Testo originale: Gay Husband, Gay Wife