La violenza di pochi, l’indifferenza di molti

«Il Signore disse a Caino: “Dov’è Abele, tuo fratello?” Egli rispose: “Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?” (Genesi 4, 9)
«Spero di aver la possibilità di parlare con il colonnello Gheddafi per chiedergli che fine fanno gli immigrati che vengono respinti in Libia e che io considero miei fratelli e sorelle di cui non posso non occuparmi!»
Parole forti e sentite che rivelano la volontà di non far finta di niente, di non voltare la testa dall’altra parte dinanzi alle violenze – ormai accertate da troppe testimonianze – perpetrate dal regime di Tripoli nei confronti degli immigrati che sono costretti a passare per i «campi di accoglienza» libici, allestiti con i nostri denari.
Gli stessi campi da cui, con estrema difficoltà e pagando, riescono a fuggire per tentare di raggiungere le nostre coste e a cui noi oggi li rispediamo per non averli in casa nostra, per non vederli nemmeno sbarcare sulle nostre coste, senza preoccuparci di cosa poi accada loro e se in mezzo a loro ci possano essere degli esuli politici.
Meglio far finta di niente, e meglio ancora restarne fuori, come hanno fatto a Napoli i tanti italiani presenti all’uccisione di un giovane musicista romeno, fatto fuori per errore davanti gli occhi della moglie.
Meglio restarne fuori, come è successo di nuovo a Napoli quando un giovane omosessuale è stato selvaggiamente picchiato da un gruppo di naziskin. Solo una donna si è mossa in suo soccorso, venendo picchiata a sua volta.
E ancora, meglio restare fuori dai tanti conflitti che insanguinano il continente africano – sono le solite questioni tribali che non sanno affrontare se non uccidendosi a vicenda – dimenticandoci che queste spesso nascondono gli interessi delle multinazionali che sfruttano le enormi ricchezze minerarie dell’Africa.
Il pastore Martin Luther King jr. in un suo discorso affermava di non temere tanto la violenza dei pochi, quanto l’indifferenza dei molti. L’indifferenza dei molti che lasciano che accada oggi, come è accaduto ieri.
Certo fino a quando la questione poi non ci tocca personalmente, recitava la poesia di un pastore sulle deportazioni del regime nazista. Dove sta andando l’Europa? Dove gli europei?
Da poco abbiamo visto che alle elezioni europee i partiti xenofobi, omofobi e nazionalisti hanno rafforzato le loro posizioni nel Parlamento Europeo e anche in casa nostra la Lega Nord acquista sempre maggior potere, cavalcando la tigre della scarsa percezione di sicurezza e della xenofobia…
Possiamo pensare, proprio noi credenti, che la questione non ci riguarda? Possiamo pensarlo quando apponiamo la nostra scelta nelle urne elettorali? Caino aveva già ucciso Abele quando il Signore gliene chiese conto.
E noi non rischiamo di avvicinarci pericolosamente a Caino, quando non ci preoccupiamo e occupiamo di fratelli e sorelle più esposti alle difficoltà della vita?