Linee guida dell’arcidiocesi di Los Angeles per l’accompagnamento dei genitori cattolici con figli LGBT
Documento* pubblicato sul sito dell’arcidiocesi cattolica di Los Angeles (Stati Uniti), liberamente tradotto da Giacomo Tessaro
I gruppi di sostegno per genitori cattolici sono organizzati dai genitori per i genitori (peer support groups). Il concetto di peer support è in auge nel mondo del lavoro e della scuola da più di vent’anni. Chi meglio di qualcuno che ha vissuto quello che avete vissuto voi può dirvi “Tutto bene?” quando non va bene per nulla?
In ogni caso, un gruppo di peer support richiede che i partecipanti accettino certe responsabilità, in modo che tutti possano essere sostenuti e accettati (e sostenere e accettare) al meglio. I partecipanti devono, prima di ogni altra cosa, essere dei buoni ascoltatori.
L’empatia e la comprensione sono certo importanti, ma i nuovi membri vivono un forte accumulo di emozioni, ansia, paura e confusione su ciò che provano, e lo scopo del peer support è fornire un ambiente protetto e confortevole, un’opportunità per i genitori cattolici che stanno vivendo l’omosessualità di un/a loro figlio/a per esprimere sentimenti, paure e domande a modo loro, con i loro tempi e con parole loro. I partecipanti dovrebbero evitare di dire a qualcuno come dovrebbe sentirsi o cosa dovrebbe fare; possono invece dire come si sono sentiti o come hanno reagito in simili circostanze.
Ciò che è stato utile a una persona, non necessariamente dev’essere il miglior consiglio da dare a un’altra. È più utile, e più d’aiuto, permettere a quella persona di sentire come altre persone si sono sentite, come hanno reagito e come hanno gestito la grande varietà di sentimenti e di situazioni che scaturiscono dall’interazione tra l’omosessualità di un/a figlio/a, la loro fede religiosa e la dottrina della Chiesa Cattolica, perché questo le permette di confrontare varie possibilità e comprendere che molti dei suoi dubbi e preoccupazioni sono complessi e non hanno facile soluzione.
Tuttavia, con una maggiore consapevolezza e una migliore comprensione delle proprie emozioni, della dottrina cattolica e dell’omosessualità, si può cominciare a capire che la propria esperienza è normale e naturale, e infine si può anche arrivare a comprendere che ciò che altri vivono non è necessariamente corretto e sano da un punto di vista emotivo, fisico o spirituale.
I genitori (in particolare se nuovi membri di un gruppo) hanno bisogno di sentir dire e di capire che la Chiesa non condanna il/la loro figlio/a per la sua omosessualità, e che i valori e l’unità della loro famiglia non sono affatto compromessi. L’obiettivo è sostituire l’ignoranza con la conoscenza, la paura con la fiducia, la tolleranza con l’accettazione; questa è veramente la “strada meno battuta”.
I nuovi membri di un gruppo un giorno diventeranno i membri anziani; chi viene per essere sostenuto, un giorno sosterrà altri, e il bisogno di ricevere diventerà bisogno di dare. A volte il massimo che una persona può offrire è la semplice presenza, e offrire a un genitore l’opportunità di entrare in un salotto pieno di altri genitori, e capire che non è solo/a.
La differenza tra il gruppo di sostegno per genitori cattolici e altri gruppi per genitori di figli omosessuali è il suo fondamento religioso e la presenza di un sacerdote. I genitori cattolici di solito conoscono poco la dottrina della Chiesa, e si basano su dottrine sorpassate, stereotipi, false conoscenze e ignoranza.
La presenza del sacerdote permette un dialogo diretto sulla dottrina cattolica e sull’accettazione, da parte della Chiesa, di gay e lesbiche, e sulla loro inclusione nella Chiesa in cui sono stati battezzati.
Consigli per i genitori
– Non aspettatevi immediatamente una collaborazione entusiastica da parte di tutti, nemmeno da parte dei vostri famigliari o da vostro/a figlio/a omosessuale; per molta gente, questo è un argomento scottante, e le ragioni possono essere le più varie.
– Non fate credere che le vostre preoccupazioni siano tutte per vostro/a figlio/a omosessuale; l’amore e l’impegno genitoriale per la protezione di un/a figlio/a, per la sua salute fisica, emotiva e spirituale, per la sua dignità, il suo amor proprio, la sua fede religiosa e la sua salvezza sono qualcosa di universale.
– Non mancate di tenere sempre al corrente qualcuno, come un confidente o un amico fidato, che possa ascoltarvi, di tutti i problemi, sviluppi, successi e delusioni.
– Non abbiate paura di parlare di vostro/a figlio/a omosessuale. Ci saranno dei momenti in cui vi sentirete a disagio parlando di lui/lei, perché avrete paura a dire che è omosessuale, ma sta a voi la scelta del momento e del luogo per farne cenno.
– Non fatevi scoraggiare dall’ignoranza degli altri.
* Nel febbraio 1986, alla fine di una celebrazione di 40 ore nella Chiesa del Blessed Sacrament a Hollywood, l’Arciverscovo della diocesi di Los Angeles Roger Mahony annunciò la formazione del dicastero parrocchiale dei cattolici gay e lesbiche (MLGC, Ministry with Lesbian and Gay Catholics), che fu poi chiamato Communidad. L’arcivescovo affermò che l’obiettivo del nuovo dicastero era quello di “forgiare uno spirito di comunità e di fratellanza presso gli omosessuali cattolici affinché possano offrire e ricevere un supporto reciproco per vivere la loro vita di fede con la chiesa”. Padre Alarcon ricorda che questa pastorale ha dato alle persone LGBT “l’orgoglio di appartenere alla chiesa” e ha sostenuto “i genitori nell’imparare di più sull’omosessualità e nell’accettare l’omosessualità dei loro figli”.
Testo originale: For Parents of Gay and Lesbian Catholics