Noi genitori, i nostri figli e le diversità

Mi piacerebbe dedicare questa lettera a tutte quelle persone che hanno scelto, deciso o semplicemente voluto essere genitori. Naturalmente credo che per questo non sia sempre necessario essere madre o padre secondo gli schemi che continuamente ci vengono imposti come giusti e corretti; no, mi rivolgo a tutte le più infinite ed ampie possibilità che ci possono essere per un adulto di accompagnare nella crescita un altro essere umano.
La società non è cambiata molto, anzi per alcune cose, mi sembra peggiorata. La diversità non è stata ancora interpretata in modo corretto, è ancora metro per individuare minoranze, piuttosto che ciò che ci rende unici e portatori di arricchimento reciproco.
Vedo continuamente la voglia di confinare gli esseri umani in scatole contenenti minoranze, come se per tutti non valessero le parole “ognuno di noi è nello spazio, nel tempo, nella condizione di salute o personale parte di una minoranza”.
Guardo i miei figli e mi commuovo per la loro forza, amano e rispettano la vita, hanno una gran voglia di lavorare e di impegnarsi per un mondo migliore, sono felici del dono dell’amicizia e dell’amore, riconoscono con umiltà i loro errori.
Avranno tante difficoltà nella vita, forse proprio per i valori che hanno, lei come donna sola con una figlia da crescere in un Paese ancora troppo maschilista, lui come uomo che ha alzato la testa con coraggio per non vedere umiliata la sua dignità e quella della sua famiglia.
Mio figlio ha avuto come insegnamento che il rispetto che ad ognuno è dovuto, deve partire da se stessi, riconoscendosi ed amandosi per quello che si è, ognuno nella sua complessità. Da questo principio la sua omosessualità è un motivo di cui andare fiero, nonostante tutte le difficoltà che si possono incontrare.
Come madre, io chiedo semplicemente ascolto, perché questo percorso d’amore non venga vanificato, perché nessuno debba più vergognarsi di quello che è, sentirsi in colpa per il proprio orientamento sessuale o per la propria identità di genere.
Ai genitori ed alle famiglie dico solo di riflettere sul loro amore: i figli che abbiamo deciso di avere hanno diritto alla loro vita, noi abbiamo solo il dovere di accompagnarli nel diventare adulti sereni e magari genitori consapevoli.
* Mila Banchi è una madre ex presidente dell’Agedo Toscana (associazione genitori con figli omosessuali), collabora da anni a numerosi progetti istituzionali contro l’omofobia e con numerosi gruppi toscani, tra il gruppo Kairos di Firenze.