Ha senso dire “accolgo il peccatore ma condanno il peccato?”
Riflessioni di Susan Cottrell pubblicate sul blog “FreedHearts” (Stati Uniti) il 14 Marzo 2018, libera traduzione di Claudia Barbarino.
“Ama il peccatore”, poi mandalo via a calci dalla chiesa, ed anche la sua famiglia se non sostiene la tua causa contro il figlio.
Dire a qualcuno che non è più il benvenuto nella tua chiesa o nella tua casa e, allo stesso tempo, continuare a parlare di “amore” non ha alcun senso. È inconcepibile. Questo non è affatto “amore”.
Come dichiara Rob: “Chi sta fuori al portone della chiesa per impedire ad altri di entrarvi non è assolutamente difendibile”.
Troppi insegnamenti “cristiani” hanno deragliato e concluso la corsa tra le erbacce o giù da un dirupo: così si è finito per credere che ripudiando gli altri si possa fortificare la propria fede e mostrare devozione a Dio. Ecco che tra i pastori c’è chi arriva ad emarginare il prossimo; atteggiamento che possiamo aspettarci anche da certi leader ecclesiastici, ma mai da Gesù. Mai vedremo Gesù che ripudia qualcuno. Mai.
Quindi, la domanda è: chi stiamo seguendo?
Coloro che cacciano la gente dalla chiesa, “separando” Dio dai Suoi figli, sono gli stessi che ansiosi attendono di essere ricompensati con “una corona d’oro tempestata di gioielli” per la loro bella performance da Cristiani in terra.
Immagino la scena di un pastore che arriva ai cancelli perlati del paradiso:
«Sono qui. Non vedo l’ora di ritirare il mio premio! La corona, i gioielli… e il castello…!»
«Oh sì, a proposito… stavo giusto controllando la tua vita… sembra tu abbia allontanato dalla chiesa alcune persone, vediamo un po’, perché erano gay. Giusto?»
Il pastore sorride orgoglioso e annuisce.
«E sembra che tu l’abbia fatto in mio nome… vediamo qui… hai respinto anche le loro famiglie». Continua a leggere gli appunti. «In nome del cielo, perché l’hai fatto?».
Il pastore ora non annuisce più né sorride: «Ehm… ho fatto quello che volevi Tu».
«Cosa volevo? Come ti è venuta quest’idea? Io non ho mai cacciato via nessuno!»
Il pastore ora ha gli occhi bassi: «Beh, ehm.. io pensavo…».
«No, tu non pensavi. Non pensavi affatto cosa significasse questo tuo comportamento nei confronti di quelle persone». E dopo una breve pausa: «Non ho mai detto a nessuno di mandare via qualcuno dalla chiesa».
Il pastore trascinandosi i piedi: «Ma quella era una dimostrazione d’amore severo per farli cambiare».
«E qualcuno di loro è cambiato?»
Il pastore è dapprima in silenzio, poi risponde sommessamente: «Non lo so».
«Non lo sai? Sei il pastore incaricato di guidare i fedeli. Quindi non saresti stato in grado di seguirli e sapere cosa sia successo loro. Ti ricordi la storia di lasciare le novantanove pecore per rincorrere quella smarrita perché ognuna di esse è importante?».
Il pastore sembra confuso.
«Ecco di cosa parlavo. E tu, le pecore perdute, non solo non sei andato a riprenderle, hai anche chiuso il cancello a chiave. Hai detto loro che erano condannate all’inferno». Un’altra pausa. «Vuoi sapere cosa è accaduto a quelli che tu e la tua chiesa avete mandato via?».
«Sì», risponde con un fil di voce:
«Tre si sono suicidati. Hanno creduto alle tue parole quando gli dicevi che erano dei perfidi peccatori e che commettevano abominio. Ora sono qui… in caso ti fossi chiesto dove fossero. Molti non hanno voluto più aver niente a che fare con Dio. Pensavano, come tu gli hai fatto capire, che Lui li odiasse e non sapesse che farne di loro. Ho mandato qualcuno in terra che mi fosse fedele e affezionato per parlare con queste persone, mostrargli la verità, riportarle all’amore incondizionato di Dio.
Il pastore alza lo sguardo: «Credevo che il mio compito fosse liberarle dal peccato».
No, io ti ho detto il contrario. Ti ho detto di amarle, solo questo, e di condurle a me. Ti ho detto di servirle… anche se non ne avevi voglia. Ti ho detto di far loro visita, di vestirle e di nutrirle».
Il pastore abbassa di nuovo gli occhi.
«Ti ho chiesto di praticare la giustizia, amare la pietà e camminare umilmente. Cacciare via la gente a calci non è umile né pietoso né giusto». Poi solleva la testa del pastore. «Mi sembra di essere stato abbastanza chiaro quando ho detto di amare Dio e gli altri. Ho comunicato ogni cosa che potesse essere utile a questo scopo assicurandoti che lo Spirito ti avrebbe guidato; ho mandato ministri direttamente a te per ricordarti dei miei insegnamenti, ma tu non volevi ascoltare. Hai mandato via a calci anche loro».
Il pastore ora è agitato. «Pensavo che quei pastori che lasciavano entrare i gay nella loro chiesa fossero deboli… io non potevo farlo».
«Hai capito al contrario. Quelli che accoglievano i gay nelle loro chiese erano i forti. Si sono rivolti a Dio e hanno ascoltato lo Spirito – hanno fatto ciò che era giusto – hanno amato il prossimo così come faccio io».
Il pastore alza lo sguardo in lacrime: «Non avevo capito».
Ogni giorno c’è chi dalle panche e dai pulpiti si accorge delle conseguenze fatali che certi comportamenti possono scatenare.
Ogni giorno la gente accoglie, ama e dà il proprio supporto.
Ogni giorno c’è chi sceglie il cuore e la verità di Dio.
Testo originale: Pastor looks up in tears. “I had no idea.”