Ricordando Matthew Shepard, una giovane vita spezzata dall’omofobia
Testimonianze tratte dal sito matthewshepard.fr (Francia), liberamente tradotte da Erica
“La morte di Matthew mi ha molto commosso. Matthew mi ha fatto capire che i gay sono gente come te e me. Mi sono anche reso conto che molti gay erano più tolleranti e più aperti di me, che accettavano di discutere con qualcuno che aveva dei pregiudizi e che si poteva anche diventare amici”.
Queste parole fanno capire più di mille discorsi quale cambiamento favorì, nel cuore di tante persone, la notizia dell’atroce morte del giovane Matthew. Ma chi era Matthew Shepard (1 dicembre 1976 – 12 ottobre 1998)?
Vogliamo scoprirlo attraverso il ricordo dei suoi cari, dei suoi amici e della gente comune.
Matthew è un ragazzo eccezionale e chiunque può trarre delle lezioni dalla sua vita. Per tutti quelli di noi che lo hanno conosciuto, Matteo l’hanno visto proprio come è , un anima gentile e dolce. Credeva profondamente all’umanità ed ai diritti dell’uomo. E’ una persona di fiducia che da a ciascuno il suo giusto valore, e che non si attarda sui difetti di ognuno.
La sua unica intolleranza è per le persone che non accettano gli altri così come sono. Ha sempre sinceramente pensato che tutte le persone sono uguali, qualunque fossero i loro orientamenti sessuali, la loro razza o la loro religione.
Judy e Dennis Shepard, genitori di Matthew, comunicato letto mentre Matthew era ricoverato in Ospedale il 10 ottobre 1998.
Matt non sorrideva mai solo con la bocca .Il suo viso ed il suo corpo tutti interi si illuminavano. I suoi occhi danzavano e la sua aura e la sua energia sfavillava da tutta la sua persona. Quando ho incontrato Matt, mi è saltato addosso, ha passato le sue braccia intorno a me con una stretta che lui solo sapeva dare. Qualche volta appariva alla mia porta e mi chiedeva : “Disturbo ?“.-
I suoi occhi non danzavano e non mi offriva il suo energico abbraccio. I suoi occhi sembravano quelli di un ragazzino che aveva appena visto un film che gli aveva fatto paura. Entrava e mi domandava se poteva semplicemente restare lì. Aveva i suoi libri di scuola con sé. Si sedeva e guardava la televisione, oppure pendeva i suoi libri e iniziava i compiti.
Dopo un momento, cominciava a parlare, spiegando che aveva sentito qualcuno gridare « frocio » o parlare di «pazzi». Noi discutevamo del modo in cui queste cose lo toccavano nel più profondo del suo cuore, e del bisogno che aveva di sentirsi di nuovo al sicuro.
Allora si fermava ancora un po’, si riprendeva e provava a diventare forte. E non era una cosa facile per Matt , perché non era il tipo di persona capace di essere dura. Dopo un momento, il Matt dagli occhi danzanti riprendeva vita e ritornava in classe o andava a bere un bicchiere con un amico.
Walter Boulden, amico di Matthew, parole lette alla veglia al Capitol di Washington, 14 ottobre 1998.
Matthew sapeva di non essere il migliore sportivo del mondo, ma aveva spirito competitivo. Ha partecipato una volta ai Giochi di Stato del Wyoming. E’ arrivato ad un posto onorevole nella corsa a piedi, e allora ha deciso di partecipare alle prove nazionali. Meno male che sapeva che sarebbe stato l’ultimo. E’ quello che è successo.
Dopo, ci ha confessato che sapeva che le sue speranze di vincere erano minime, ma che non avrebbe lasciato che questa considerazione gli potesse impedire di provare. E’ un’altra lezione di Matteo per tutti noi, è una lezione che, speriamo, ognuno manterrà nel proprio cuore.
Judy e Dennis Shepard, genitori di Matthew, comunicato letto all’Ospedale il 10 ottobre 1998.
Matt voleva che la gente lo conoscesse e l’amasse in maniera più profonda che una conoscenza superficiale di un primo contatto, ma pensava che la gente si basasse molto su una prima impressione.
Walter Boulden, amico di Matthew, parole lette alla veglia al Capitol di Washington, 14 ottobre 1998.
Tutti quelli che pensano che coloro che sanno amare debba curarsi non hanno abbastanza esperienza dell’amore nelle loro vite.
Joan Garry, direttrice di GLAAD, parole lette alla veglia al Capitol di Washington, 14 ottobre 1998.
La vita di Matthew è spesso stata una lotta, in una maniera o nell’altra. E’ nato prematuramente, si è battuto per sopravivere quando era in culla. E’ mingherlino ma noi crediamo che sia un gigante quando rispetta il valore di ciascuno.
Sappiamo che pensa che se può rendere migliore la vita a qualcuno, ha già riportato un successo. E’ un criterio di vittoria che Matteo ha sempre considerato.
Judy e Dennis Shepard, genitori di Matthew, parole dette il 10 ottobre 1998
Basta odio, basta violenza ! Tutto il mondo ha il diritto di amare ! Ne ho talmente basta ! Non riesco a smettere di piangere. E’ quello che provavo di impedirmi di fare. E’ per questo che ho fatto
quello che ho fatto.
Elena Degeneres, parla del suo recente coming-out, parole lette alla veglia al Capitol di Washington, 14 ottobre 1998
La morte di Matthew mi ha molto commosso. Perché? Ne so ancora troppo poco… All’inizio era uno studente di 22 anni come me. In seguito le circostanze della sua morte non potevano che commuovermi. Devo dire che per natura sono abbastanza intollerante e che – sì – mi ci è voluta la morte di Matthew per realizzare che avevo torto. L’immagine che avevo dei gay è quella dei media: gay pride e travestiti.
Ma veramente Matthew mi ha fatto capire che i gay sono gente come te e me.
Sono dunque stato toccato moltissimo dalla sua morte ed ho mandato un biglietto alla sua famiglia, discusso con molti gay degli Stati Uniti e del Canada ed imparato molte cose su me stesso.
Mi sono anche reso conto che molti gay erano più tolleranti e più aperti di me, che accettavano di discutere con qualcuno che aveva dei pregiudizi e che si poteva anche diventare amici. Mi sono poi reso conto fino a che punto non conoscessi chi mi stava intorno, nel senso che penso che tre miei amici sono gay, ma non penso che me lo diranno, forse conoscendomi troppo per fare questo.
Voglio cambiare atteggiamento e diventare realmente tollerante…ho ancora del cammino da fare ma sono sulla buona strada.
Nicola, studente ventiduenne, email ricevuta il 30 ottobre 1998
Una persona così attenta ed amorosa come Matthew avrebbe dovuto essere molto colpito per quello che questo dramma ha prodotto nel cuore e nell’anima della gente nel mondo intero. Matthew era il genere di persona che, se questo fosse capitato ad un altro, sarebbe stato il primo ad offrire il suo aiuto, la sua speranza ed il suo cuore alla famiglia .
Dobbiamo cercare di capire che poiché gli ultimi minuti di vita sulla terra di Matthew sono stati un inferno, la sua famiglia ed i suoi amici vogliono più che mai dirgli arrivederci in maniera pacifica, degna e affettuosa. Non ci dimenticheremo mai l’amore che il mondo ha espresso al nostro amatissimo figlio.
Dennis Shepard, padre di Matthew , parole pronunciate durante il funerale, 16 ottobre 1998
Matthew un giorno mi ha detto che sarebbe diventato famoso e che avrebbe compiuto grandi cose nell’ambito dei diritti umani. Quando vi guardo e quando penso a quello che succede nel Capitol (nfr luogo simbolo della democrazia americana) dietro a noi, non posso impedirmi di pensare che non immaginava fino a che punto fosse nel vero..
Matthew non verrà mai più a sedersi sul mio divano e non salterà mai più la scuola per incontrare un amico, mai più. Voglio credere che i suoi occhi danzino quando guarda in basso e vede quanto ha toccato il cuore e l’anima degli abitanti di questi paesi. Ma ricordatevi una cosa : qualunque cosa ne possa uscire di buono da tutto questo, il prezzo sarà stato troppo alto.
Walter Boulden, amico di Matthew, parole lette alla veglia al Capitol di Washington, 14 ottobre 1998
Testo originale: Hommage à Matthew Shepard