S… come Sinodo delle Chiese Valdesi – Metodiste

Anche se vi scrivo da Viadana, in provincia di Mantova, per me pensare al Sinodo significa tornare al significato del proprio essere minoranza, e minoranza protestante.
Di cognome faccio Micol, cognome valdese; vale a dire che in primo luogo sono una montanara che appartiene ad una minoranza etnica di origine provenzale, che parla da secoli un dialetto che è una lingua, l’occitano. Inoltre appartengo alla più antica fra le chiese riformate d’ Italia, quella Valdese appunto, oggi affratellata alla chiesa Metodista.
Si svolge a Torre Pellice, nelle Valli valdesi, poco più in su di Pinerolo: una cittadina dove tempio, Liceo, aula Sinodale, musei sono stati costruiti nel XIX° secolo, perché prima i valdesi lì non potevano costruire nulla che avesse a che fare con la religione Riformata.
Il Sinodo è un organismo democratico, un parlamento composto da Pastori (che ne fanno parte di diritto a rotazione) e in ugual misura da Laici (eletti dalle rispettive comunità locali).
E’ un organismo deliberante: le deliberazioni vengono curiosamente chiamate “ordini del giorno” e vengono approvate a maggioranza. Se su un argomento si prevede di non poter deliberare, viene rinviato per un anno all’esame delle chiese locali, che manderanno le proprie osservazioni al Sinodo successivo.
Almeno una giornata viene dedicata alle finanze, cosa che di solito fa sbuffare i neodelegati, che in realtà sono argomento di grande importanza, dato che le chiese protestanti in Italia si reggono per il proprio funzionamento sulle donazioni dei fedeli (spesso traballanti).
Il Sinodo elegge il Moderatore e i membri della Tavola, l’organismo di governo delle chiese Metodiste e Valdesi d’ Italia.
Le riunioni sono mattutine, pomeridiane e serali, assembleari e di commissione; il programma è così denso che tutti i nuovi arrivati impareranno quanto è duro il lavoro di un deputato e i neo-delegati avventurosi impareranno altrettanto presto a “bigiare” qualche seduta per fare un po’ di sano turismo nei dintorni. L’alloggio e i pasti sono spartani, ma di solito i volontari sono efficienti e gentili.
La sera, finite le riunioni, tutti sciamano in direzione dei bar del centro, alla ricerca di fresco; i pastori e i presidenti di commissione attorniati dai propri fans. Le decisioni più importanti non di rado vengono concordate intorno a una granita!
Il Sinodo è un processo: ciò che viene discusso ogni anno in aula sinodale è il risultato di un lungo lavoro di preparazione.
Le comunità locali fanno parte di assemblee locali, i Circuiti, che inviano proposte e relazioni alle Assemblee Distrettuali. I Distretti, salvo il I° che riunisce le chiese delle Valli Valdesi, occupano un territorio molto vasto; ad esempio il II° distretto, di cui Mantova fa parte, occupa tutta l’Italia del Nord con l’Emilia Romagna. I Pastori partecipano di fatto a quasi tutte le riunioni, un po’ perché, come si sa, può di più chi più sa e un po’ perché occuparsi solo della propria comunità oggi per un Pastore non è proprio possibile.
Tutte le assemblee inviano al Sinodo propri ordini del giorno che forniranno l’ossatura dei lavori sinodali. La Tavola presenta la propria relazione annuale, la Commissione d’ Esame la critica, i delegati ascoltano, intervengono e, soprattutto, votano.
Il Sinodo è un evento significativo per la popolazione di Torre Pellice, che è già di suo una località turistica, ma che è anche un paese colto, che mantiene memoria del proprio passato storico e religioso e della lingua occitana d’origine.
Durante il Sinodo, con il variopinto arrivo di delegati di ogni parte d’Italia, Torre Pellice si sente proprio al centro del Protestantesimo italiano.