Scoprirsi sieropositivi. Dalla paura alla perdita, per rinascere ancora

Ciao, mi chiamo Trevor e vivo a Brisbane, in Australia. Ho 40 anni e ho avuto un compagno per oltre 10 anni, l’ultima relazione ne è durata 12, non sento l’urgenza di averne un’altra. Ho sempre cambiato lavoro e posto dove vivevo.
L’anno scorso, era appunto l’inizio di dicembre, ho conosciuto un uomo meraviglioso che ha cambiato la mia vita e la sua.
Una notte, comunque, gli dissi che, se volevamo continuare, avrei voluto fare un test HIV. Lui fu d’accordo e non ci pensammo più.
Una settimana dopo, ritornai alla clinica e ricevetti la terribile notizia, e ora sono passate 6 settimane dalla diagnosi.
Mi sentii intorpidito, perso, spaventatissimo e orribilmente malato. Il vuoto che avevo dentro mi faceva sentire a pezzi.
Quando ho lasciato la clinica, ho acceso il mio cellulare e ha squillato subito. Quello che chiamava era il mio nuovo compagno e glielo dissi al telefono.
Lo sapeva prima che lo dicessi, lo sapeva nello stesso momento in cui rispondevo al telefono, perché erano passate più di 2 ore che ero in clinica da quando avevo avuto questa terribile notizia.
Lui trovò incredibilmente difficile fronteggiare la cosa e mi disse di essere terrorizzato. Vidi un altro lato di quella persona e per due settimane tutto quello che disse fu come avrebbe potuto farcela.
Prima di tutto trovai questa cosa sconvolgente visto che ero io quello a cui avevano diagnosticato (la malattia), ma, in effetti feci ogni sforzo per aiutarlo a conservare la sua salute mentale.
Non pensai a quello con cui io avevo a che fare. Comunque dopo tre giorni dopo mi disse che non l’avrebbe più potuto sopportare e mi scaricò.
Da allora l’ho detto a due miei cari amici, che non hanno tremato o balbettato o reagito in modo diverso rispetto ad una situazione normale.
La mia famiglia ancora non lo sa e credo che sia molto importante pensare con attenzione con chi parlarne, quando te l’hanno diagnosticato.
Ho sperimentato che tutta la squadra medica alla clinica è estremamente incoraggiante e, ogni giorno, ringrazio Dio di vivere in Australia.
Sto facendo un trattamento precoce sebbene la mia carica virale e i CD4 sono normali, ma la squadra medica mi ha chiesto di entrare in un programma di ricerca e io ho afferrato la possibilità.
Alle persone, a cui è stato recentemente diagnosticato l’HIV, dico non siate spaventate. Io lo ero e la mia salute mentale iniziò a declinare, in particolar modo quando il mio nuovo partner mi ha lasciato, una tragedia, perché tutti abbiamo bisogno di un compagno nella vita.
Questo è un virus non curabile, ma certamente trattabile. Non è più una sentenza di morte, perciò credo che sia importante mantenere l’equilibrio mentale, uno stile di vita attivo e stare bene, come se fossimo al top.
Sto ancora venendo a patti con il mio stato di salute, ma dopo sei settimane dalla diagnosi e un’assistenza medica continua e l’aiuto psicologico mi sento molto meglio e mi concentro durante la giornata su pensieri positivi.
Incoraggio ognuno di voi a sentirvi felici, a fare cose positive per voi stessi e a stare in salute. È importante.
Grazie.
Testo originale: Personal stories of men living with HIV: Trevor