Sessualità e piacere. Parliamone
Riflessioni tratte dal blog catolicoshomoybisexuales.blogspot (Spagna), liberamente tradotte da Maria Stella Iaria
Il fatto che molte religioni vedano la sessualità come una minaccia per l’essere umano (con l’unica eccezione della procreazione all’interno di un matrimonio eterosessuale) ha contribuito ad avere una concezione negativa di essa e a vedervi più problemi di quanti dovrebbe averne; inoltre, ha creato una serie di bugie che confondono ciò che è realmente e spostano l’attenzione dalle cose veramente importanti che la riguardano.
Mi piacerebbe condividere alcune riflessioni sulla sessualità in quanto uomo omosessuale, sperando che possano essere utili a qualcuno.
Tuttavia, bisogna dire che la mia condizione di ragazzo gay sarà determinante visto che, ovviamente, questi pensieri hanno una prospettiva solo maschile poiché è l’unica che conosco; pertanto chiedo scusa in anticipo alle ragazze di questo forum.
Anche la sessualità ultimamente è stata vista da una prospettiva maschilista in cui l’uomo è considerato come unico soggetto del piacere e alla donna viene spiegato a partire dall’uomo. Per questo penso che un uomo (anche uno eterosessuale) sbaglia quando cerca di spiegare la sessualità di una donna
Il piacere è qualcosa di inerente la sessualità ed è proprio lì che i moralisti religiosi hanno visto il problema maggiore. Molte volte il piacere è stato considerato come la porta verso il peccato e niente è più lontano dalla realtà. Il piacere fa parte dell’essere umano, così come la felicità, l’armonia, l’amore e la pace spirituale. Nessuno ha detto che dobbiamo rinunciare alla felicità o all’amore quando li troviamo; tantomeno dobbiamo rinunciare al piacere, che è anche fisico: la capacità di sentirlo ci viene “inserita” nel corpo e la sessualità non è l’unico modo. Anche ammirare un paesaggio o ascoltare della musica produce in noi un piacere che penetra attraverso i sensi. Il sesso crea un altro tipo di piacere che, in base a come lo usiamo, ci può portare verso altri piaceri più sublimi.
Se Dio ha creato il corpo, allora Dio ha creato il piacere e di conseguenza anche il piacere è una cosa buona, così come lo è tutto ciò che Dio ha creato. Tuttavia, con i doni di Dio si può fare sia del bene che del male ed è qui che inizia la nostra libertà.
In questo modo, il piacere non è intrinsecamente né buono né cattivo, al contrario di quanto affermano coloro che insegnano la morale religiosa, secondo i quali il sesso è qualcosa di peccaminoso a causa del piacere che comporta e pertanto bisogna limitarsi ad usarlo solo per procreare all’interno di un matrimonio eterosessuale (vale a dire, ponendo delle barriere e dei limiti per soffocare e ridurre al minimo il piacere).
Troviamo il piacere pure in altre cose che hanno a che vedere con il corpo e che sono anche, possiamo dire, relazionate alla parte biologica: mangiare, dormire, bere, defecare, ecc. Seguendo le regole dei moralisti religiosi, se usassimo le fonti corporee del piacere solo per ciò che è “strettamente necessario per sopravvivere come esseri umani o come specie” (come sostengono con la sessualità), allora dovremmo mangiare solo le calorie che consumeremmo durante il giorno, non una di più, con i nutrienti necessari e senza preoccuparci del sapore, dell’odore o dell’aspetto. Però anche i gerarchi provano piacere con le grandi abbuffate, che molte volte superano non poco l’apporto calorico necessario a “sopravvivere”. La maggior parte sono addirittura obesi o in sovrappeso.
Allora perché questo non lo considerano un peccato? Dove si trova il limite dell’ingordigia? Tuttavia, l’essere umano possiede non solo la capacità di ingerire alimenti ma anche di gustarli e questa capacità passa pure dal corpo (la lingua, la bocca e l’olfatto vengono creati per scoprire i sapori e gustarli).
Per questo la gastronomia si è sviluppata così tanto ovunque e nessuno ha visto in essa alcuna causa di peccato o perdizione. Secondo questa stessa logica, dovremmo dormire soltanto le ore necessarie, né un’ora in più né un’ora in meno.
Ma a quanto pare l’essere umano non è solo biologia e spostarsi da ciò che è “strettamente necessario per sopravvivere” non solo non ci riguarda ma è ciò che ci sembra più vicino a quella che è la nostra “vita normale”.
Altri ancora sostengono che la “natura” dà esempi sul fatto che la sessualità deve essere usata solo per procreare (perché così fanno gli animali che, non avendo malizia né alternativa e peccati, usano il sesso in modo “naturale” e lo usano bene) e citano i casi di specie monogame che si accoppiano solo per procreare nel periodo in cui sono in calore, che molto spesso è come minimo annuale. Gli animali hanno in genere un periodo di calore in cui cercano di accoppiarsi (o di soddisfare i propri bisogni) ma al di fuori di questo periodo non pensano al sesso, mentre negli uomini questo non accade.
Esistono a loro volta altri cicli (come quelli mestruali) ma l’uomo può avere voglia di sesso e praticarlo in qualunque periodo. Inoltre, nel mondo animale, dagli insetti agli uccelli, ai rettili fino ai mammiferi, i comportamenti sessuali sono molto vari: per esempio, le femmine dei ragni dopo essersi accoppiate divorano il maschio e a volte mangiano persino i piccoli; i topi hanno un solo periodo di accoppiamento nella loro vita e fecondano più topi possibili fino a morire, letteralmente, di stanchezza; i rettili, i molluschi, gli insetti e i pesci per riprodursi cambiano sesso in base alle necessità e altri spargono il loro seme ovunque sperando che arrivi a qualche femmina.
Ci sono, poi, anche i mammiferi che si masturbano abitualmente e quelli che hanno comportamenti omosessuali. Ma questi esempi non vengono citati dai moralisti, che spiegano come deve essere un “sesso santo” soltanto con i comportamenti di alcune specie animali. Ad ogni modo, ciò non toglie che esistono anche specie che si accoppiano una volta nella vita o che lo fanno solo con un unico compagno.
Il sesso, i comportamenti riproduttivi e non riproduttivi degli animali non sono un buon esempio per creare un modello di “buona” sessualità. Ci viene detto solo che il sesso, anche nella sua forma più biologica, è molto diverso. Nell’essere umano, però, lo è ancora di più.
Noi possiamo attribuire alle cose significati che possono essere diversi da persona a persona, così che un orgasmo, una carezza, un bacio, probabilmente sono sì movimenti o sensazioni corporee o biologiche ma ogni persona, a seconda della situazione e del momento, vive esperienze completamente diverse. Queste esperienze, piene di significati e sentimenti, e che per questo vanno al di là del piano biologico e riproduttivo, sono ciò che chiamiamo sessualità.
Nella sessualità non c’è niente che dica come devono essere le cose. Si manifesta e si sperimenta in modi tanto differenti che è un vero esercizio per la libertà. Può essere astinenza, vita di coppia, celibato, nubilato, sesso senza impegno, omosessuale, etero, bi, trans, con un lungo eccetera. Il punto è che deve essere una scelta e deve essere una propria scelta. E come tutte le scelte bisogna assumersi anche le conseguenze e scartare le altre opzioni.
È determinante anche la tolleranza e il rispetto: le nostre decisioni non devono essere quelle degli altri e nessuno ha l’autorità per valutare e giudicare la sessualità altrui. La sessualità è qualcosa di tanto complesso che parlando di essa si corre sempre il rischio di minimizzarla o generalizzarla.
Nonostante tutto, gli eccessi non sono mai buoni e spetta a ciascuno porre il limite. Mangiare e bere a dismisura comporta molti rischi, così come il sesso senza riflessioni né responsabilità.
Liberare la sessualità non significa fare ciò che si vuole senza pensare alle conseguenze per sé stessi e per gli altri. Significa affrontarla e poi decidere di conoscerla; significa prendere le proprie decisioni e vedere in essa un mezzo e non un fine. Il fine è l’amore, la felicità e il sentirsi completo. Con chi? Che ognuno lo decisa da solo!
Testo originale: Sexualidad & placer