Tra fede e dottrina. Essere gay e cattolici negli Stati Uniti

Proprio mentre la Settimana Santa si avvicinava, la Chiesa Cattolica è stata scossa dalle accuse alla sua gerarchia di essere intervenuta in maniera poco efficace in almeno quattro paesi (Stati Uniti, Irlanda, Italia e Germania) contro sacerdoti accusati di aver molestato i ragazzi sotto la loro cura spirituale.
William Donohue, attuale presidente della Lega cattolica [1] per i diritti religiosi e civili, ha difeso il papa contro la tempesta di critiche, tirando ancora una volta in ballo il problema dell’omosessualità nella Chiesa, nonostante che gli esperti affermino che la stragrande maggioranza dei pedofili sono eterosessuali.
Un ulteriore attacco contro i gay
Questo segna l’ultimo attacco anti-gay da parte della Chiesa, che è da sempre in prima linea fra chi si oppone al matrimonio omosessuale. Recentemente ha aiutato a finanziare le campagne vittoriose per tornare indietro sul piano della parità di matrimonio in California e Maine.
La Chiesa è stata sempre molto rigida nella sua opposizione al matrimonio gay. Per esempio nel mese di ottobre 2004, in occasione del Congresso Eucaristico tenuto in Messico, è stato dichiarato che la Chiesa cattolica non avrebbe mai accettato l’omosessualità come qualcosa di “normale”.
“E’ inaccettabile sostenere che qualsiasi cosa che viva sotto lo stesso tetto – compresi scarafaggi, cani e gatti – possa essere chiamata una famiglia, e questo è ciò che vogliono coloro che difendono il matrimonio omosessuale”, ha scritto Mons. Javier Lozano, presidente del Vaticano Pontificio Consiglio della Sanità.
Quando lo stato di Washington, DC, ha stabilito per legge la parità di matrimonio (le prime licenze sono stati emesse il 3 marzo scorso), le organizzazioni delle Caritas cattoliche hanno smesso di offrire i benefici di coppia ai nuovi impiegati, in modo da evitare di doverli riconoscere a partner dello stesso sesso.
La domanda è: perché?
Eppure migliaia di gay e lesbiche cattolici negli Stati Uniti e in tutto il mondo continuano a praticare la loro fede. La domanda è: perché?
EDGE [un network di giornalisti e siti, con sedi in diverse città americane, dedicato alla presentazione di notizie di interesse per la comunità GLBT. NdT] ha chiesto una risposta a Chuck Colbert, un giornalista che ha lavorato per il National Catholic Reporter.
“Per i cattolici, la propria identità di cattolico è importante”, ha spiegato. “I sacramenti e la comunità sono molto importanti per i cattolici. Per coloro che sono cattolici fin dalla nascita – quelli che sono stati battezzati da bambini e sono cresciuti nella Chiesa – è molto difficile allontanarsene poiché essa è una parte molto importante della loro vita. Alcune persone hanno inoltre un forte senso di giustizia sociale e questo è ciò che le trattiene all’interno della Chiesa cattolica ”
Il filo comune tra i cattolici gay di cui abbiamo parlato è che essi ignorano la gerarchia (vescovi, arcivescovi, cardinali e il Papa), poiché ritengono non stia seguendo gli insegnamenti di Cristo.
Molti partecipano alla Messa settimanale in chiese cattoliche liberali dove gay e lesbiche sono i benvenuti, nonostante l’atteggiamento della gerarchia. Altri partecipano alle funzioni di chiese non cattoliche, in cui i sacerdoti cattolici dicono la Messa con il patrocinio di Dignity USA (http://www.dignityusa.org/), un’organizzazione con 48 capitoli e oltre 3.000 iscritti.
Fondata nel 1969, Dignity USA ha avuto un debole legame con la Chiesa fino al 1986, quando Ratzinger, allora responsabile della Congregazione per la Dottrina della Fede, ordinò ai vescovi di espellerla dalle chiese cattoliche perché riteneva che Dignity dissentisse dagli insegnamenti del Magistero.
All’epoca Ratzinger inviò una lettera ai vescovi cattolici, in cui scriveva che le “inclinazioni” gay denotano un “male morale intrinseco” e devono essere considerate come “un disordine oggettivo”.
Nel 1992 si pronunciò contro i diritti dei gay e lesbiche dicendo che le loro libertà civili potevano essere “legittimamente limitate”. Ha poi detto che “né la Chiesa né la società dovrebbero restare sorprese” se “si verificassero reazioni irrazionali e violente” in seguito alla richiesta di diritti civili da parte dei gay. Negli ultimi anni egli ha contribuito a impedire ai gay l’accesso al sacerdozio.
“Non si può negare che l’atmosfera della Chiesa ufficiale è diventata sempre più tossica per le persone gay negli ultimi anni” ha dichiarato Marianne Duddy-Burke, direttore esecutivo di Dignity USA. “Ma per me il punto fondamentale riguarda il modello di Chiesa a cui si crede. Penso che la maggior parte della gente realmente confonda la gerarchia con la Chiesa. Io invece sperimento la Chiesa come comunità di persone che cercano di vivere il messaggio di Gesù Cristo”.
E’ la comunione con altri cattolici che mantiene Duddy-Burke radicata nella Chiesa. C’è anche un altro motivo: “Io credo sia un dovere che ci siano voci di autentici cattolici che possano indicare gli errori in ciò che i leader della nostra chiesa dicono e fanno, e aiutare i cattolici che si sentono a disagio con gli alti gradi della gerarchia ad articolare le loro opinioni. ”
I cattolici hanno una lunga storia di dissenso privato dagli insegnamenti della Chiesa. Il termine “caffetteria cattolica” descrive chi sceglie e decide a quali dottrine aderire: ad esempio, gli eterosessuali che esercitano il controllo delle nascite oppure continuano ad essere cattolici anche se sono divorziati e risposati.
“Una differenza per le persone gay è che questo riguarda ciò che noi siamo,” Duddy-Burke ci spiega. “Noi siamo attaccati per qualcosa che è costitutivo di noi stessi. I vescovi cattolici non dicono che le persone che divorziano e si risposano sono intrinsecamente cattivi. La nostra sfida è stata quella di essere un po ‘ – o molto – più espliciti nel nostro dissenso”.
Cattolici dalla nascita
Tutti i gay e lesbiche con cui EDGE ha parlato sono cattolici dalla nascita e continuano a praticare la propria fede, nonostante le posizioni della gerarchia. “Il governo della Chiesa non ha il predominio sulla verità”, ha detto Rodriguez-Lourdes Nogues di Boston.
Essa crede che uno dei problemi con la gerarchia “è che si tratta di un gruppo tutto al maschile” e definisce l’assenza di donne sacerdoti “uno dei grandi peccati della Chiesa. Essi stanno veramente emarginando metà della popolazione.”
Vicepresidente del consiglio dei direttori di DignityUSA, Rodriguez-Nogues è stata attiva nell’organizzazione dal 1978. Ha dichiarato a EDGE che se non fosse stato per Dignity, lei probabilmente non sarebbe più cattolica: “E’ un luogo in cui tutto di me è riconosciuto: la mia femminilità, il mio essere di origine latina e la mia omosessualità”.
Nata a Cuba, Rodriguez-Nogues ha 62 anni ed è una psicologa. Lei e la sua famiglia sono fuggiti dall’isola nel 1961, due anni dopo che Fidel Castro prese il potere. Si stabilirono prima a Puerto Rico e poi nel 1977 a Boston.
Ha detto che ci sono due motivi per cui lei rimane nella Chiesa. “In primo luogo, io sono testarda, sotto ogni aspetto “. Anche da adolescente, Rodriguez-Nogues metteva in discussione l’autorità della Chiesa.
Sua madre la chiamava un cattolico da “caffetteria”, dato che era solita chiedere perché le donne non potevano essere sacerdoti o dichiarare che qualcosa che un prete aveva detto “non aveva proprio nessun senso per me.” L’altro motivo è la sua etnia Latina: “Se siano stati allevati come cattolici, ci chiamiamo cattolici”.
Quando rivelò di essere lesbica, non venne neppure in mente a Rodriguez-Nogues che si trattasse di un problema con Dio. “Alcune persone lottano con quello,” ha detto. “Non è stata una battaglia per me. Per me era molto di più un problema il mio ‘essere donna’”
Si preoccupava per quello che la gente avrebbe pensato del suo orientamento sessuale e se le avrebbe causato problemi al lavoro, ma mai ha pensato che Dio non l’avrebbe amata.
Rodriguez-Nogues comprende quando le persone le dicono che non c’è bisogno di andare in chiesa a pregare. “Sono totalmente d’accordo con questo punto di vista, ma praticare la mia fede in una comunità è stato importante per me. Volevo essere parte di un gruppo di persone per la discussione, l’educazione, l’azione sociale.
Questo mi ha sempre attirato. L’idea di essere un membro attivo del Corpo di Cristo fa parte di come vedo l’espressione della mia fede cattolica “.
Victor Postemski è presidente del capitolo di Boston di Dignity. Ha 30 anni ed e cresciuto nel Connecticut, dove si è laureato presso l’Università del Sacro Cuore di Fairfield. Si è trasferito a Boston otto anni fa per frequentare la Northeastern University e attualmente lavora nel campo dell’istruzione superiore.
Sottolineando che non stava parlando a nome di Dignity, Postemski ha dichiarato di rimanere nella Chiesa perché è cresciuto in essa.
“Non è così facile lasciare una istituzione, anche con tutte le cose dannose che la Chiesa dice sui gay”, ha spiegato, aggiungendo che egli separa l’essere cattolico dalla Chiesa istituzionale. “La guardo come un’organizzazione gestita da esseri imperfetti, che peccano proprio come faccio io. Dio mi ha fatto gay e mi ha fatto cattolico”.
Postemski ha citato l’azione sociale come una delle ragioni principali per cui egli rimane cattolico. “Questo è uno dei punti di forza della Chiesa”, ha detto. “Non dimentichiamo tutto il bene che fa per la gente.
Alla domanda se egli sia criticato dai suoi amici gay per il fatto che resta cattolico, ha risposto: “Certamente. Per tutto il tempo. Gli altri miei amici che non vengono in chiesa con me probabilmente hanno rinunciato alla religione”.
Mentre lui non conosce nessuno che abbia lasciato la Chiesa dopo la sconfitta sulla parità matrimoniale in Maine lo scorso novembre, conosce invece alcuni che hanno lasciato a causa dello scandalo della pedofilia a Boston di qualche anno fa. “Hanno messo in dubbio la validità di andare in chiesa”, ha riferito.
Le critiche da parte delle persone che Postemski conosce sono aumentate da quando i preti pedofili hanno occupato le prime pagine dei giornali, a Marzo: “Essi chiedono ‘Che cosa succede alla Chiesa cattolica?’ Io ricordo loro che è una cosa orribile, ed è un peccato che la leadership non riesca a prevenire fatti del genere.
Il sostegno aiuta
Abbiamo intervistato un attivista gay, Robert Brande di 23 anni che vive nel Queens a New York. Uno dei suoi maggiori successi, ha detto a EDGE, è stato l’aver reclutato decine di membri del capitolo di New York di Dignity per partecipare alla Marcia Nazionale per la Parità a Washington lo scorso ottobre.
Ha detto che si considera fortunato perché ha una famiglia allargata cattolica che lo sostiene; molti dei suoi frequentano la chiesa regolarmente. “Un sacco di loro hanno marciato con me o hanno contattato dei politici” per fare pressione per i diritti degli omosessuali.
Lui è stato anche fortunato perché i sacerdoti, suore e laici con i quali ha interagito non sono anti-gay. Finchè non è uscito allo scoperto all’età di 19 anni, “mi ricordo sempre di essere stato coinvolto nella Chiesa, anche a 14 anni, sapendo che l’uguaglianza delle persone LGBT era importante.
Quello era un valore instillato in me dalla mia comunità religiosa così come dai miei genitori “. Brande ricorda di aver visto “The Laramie Project”, il film ricavato dallo spettacolo di Broadway sull’omicidio nel 1998 di Matthew Shepard, con un gruppo di giovani nei locali della sua parrocchia.
“E’ facile restare gay e cattolici quando si dispone di questo tipo di sostegno”, ha spiegato. “I miei genitori hanno detto che Gesù non avrebbe voluto che io non mi accettassi “.
Mentre si sente a suo agio ad essere cattolico in questo momento, Brande si preoccupa per il futuro: “Ho bisogno di vedere dove andrà la Chiesa fra un paio di decenni, perché un giorno voglio avere una famiglia e dei bambini, e non voglio appartengono ad una Chiesa che dice che ciò è sbagliato “.
Egli chiese una volta a un teologo cattolico gay, “A che punto possiamo dire che il troppo è troppo?” La risposta: “Quando si crede che Gesù non è affatto più qui.” “Io non sarò più cattolico in alcun modo se non mi sentirò tranquillo in una chiesa cattolica”, dice Brande.
Anch’egli riceve le critiche degli ex-cattolici. Ci ha raccontato che cosa è successo quando ha fatto parte del personale dello stand di Dignity all’Expo GLBT al Jacob Javits Convention Center di marzo: “Quattro persone sono venute da noi. Erano uomini maturi, di cinquanta o sessanta anni. La maggior parte delle persone al di sotto di una certa età non se ne curano, ma c’è una generazione più adulta che ha un sacco di rabbia verso la Chiesa. Essi ci hanno detto ‘Vi sbagliate completamente!'”.
Lauren Carpenter ha circa 20 anni e vive a Washington, DC, dove lavora in un programma di volontariato che coordina le attività per adulti senza fissa dimora che desiderano reinserirsi nella società.
E’ cresciuta cattolica e i suoi genitori partecipano regolarmente alla Messa settimanale, ma non le hanno mai fatto nessuna pressione perché rimanesse nella Chiesa. “Ho deciso che davvero amavo la Chiesa fin da giovane e ho fatto il mio coming-out al college,” ha detto. “Sono andata alla Smith, una istituzione liberale. C’era un gruppo veramente grande di donne cattoliche al Campus che amavano la Chiesa e volevano farne parte.”
Si rende conto che la gerarchia non la vuole nella Chiesa, “ma non possono decidere loro se io rimango. Voglio continuare a lavorare dal di dentro. Parlo il gergo cattolico e voglio essere un’ambasciatrice verso coloro che non conoscono le lesbiche “.
La ragazza di Carpenter vive a Baltimora, così lei passa laggiù un weekend sì e uno no.. A Washington, va a Messa presso una comunità patrocinata da Dignity, ma a Baltimora la coppia ha trovato “una chiesa cattolica davvero aperta e inclusiva”.
Parrocchie inclusive
Ci sono un numero sorprendente di queste chiese cattoliche accoglienti (ndr per gay, lesbiche e trans). Una di queste è S. Cecilia nella Back Bay di Boston (http://www.stceciliaboston.org/).
Un’altra è la Chiesa del Santissimo Redentore (http://www.mhr.org/) nel quartiere fortemente gay di Castro a San Francisco, dove fa servizio Christian Irizarry.
Irizarry è uno specialista per gli alloggi di persone HIV/AIDS per conto dell’organizzazione CYO della Caritas Cattolica (http://community.cccyo.org), uno dei maggiori fornitori di alloggi per soggetti HIV sulla Costa Occidentale USA. E’ cresciuto cattolico, ma ha abbandonato la Chiesa per diverso tempo. “
Quando mi sono ripreso, ho iniziato ad avere bisogno di un qualche tipo di vita spirituale e ho provato un sacco di cose diverse”, ha detto Irizarry a EDGE. “Escludevo di tornare alla Chiesa ma sono stato molto fortunato a trovare il Santissimo Redentore, dove l’80 per cento della congregazione è gay”.
I sacramenti, che “sono molto importanti per me,” sono stati una grande attrazione. Lui è ministro dell’Eucarestia e lettore durante la Messa.
La parrocchia ha un forte ministero di accoglienza verso l’esterno. “Abbiamo un gruppo di sostegno AIDS di cui ho fatto parte come facilitatore”. Inoltre fornisce pasti e servizi di riferimento per i senzatetto.
Egli non ha avuto alcuna critica da altri gay per il suo cattolicesimo: “Credo che sicuramente alcuni non abbiano apprezzato, ma per la mia esperienza le persone veramente spirituali non prendono posizione. Finché stai facendo qualcosa: ‘Buon per te! Se per te funziona, fallo’ “.
Alcuni parrocchiani gay hanno lasciato in seguito all’approvazione della Proposition 8 [2] , ha riconosciuto Irizarry.
Un discreto numero di coppie del Santissimo Redentore hanno contratto matrimoni civili nel periodo compreso tra la legalizzazione della Corte Suprema della California di tali unioni e l’approvazione della Proposizione 8.
Anche se la Chiesa non può consacrare a tali matrimoni, Irizarry ha detto che la parrocchia li riconosce. Una coppia di coniugi è stata insieme per 30 anni: egli ha riferito che questo fatto è stato annunciato pubblicamente durante la Messa.
La Chiesa invece riconosce una organizzazione che riconduce i gay all’ovile. L’associazione Courage (http://www.couragerc.net/) gestisce un ministero di avvicinamento, ma solo per coloro che accettano di rimanere celibi. Il suo sito web afferma che ci sono più di 90 capitoli negli Stati Uniti e altri in tutto il mondo.
“Abbiamo sentito notizie diverse in merito alla sua efficacia e le sue dimensioni” afferma Duddy-Burke di Dignity USA “E’ avvolta in una nube di segretezza”.
EDGE ha telefonato all’ufficio di Courage presso la Chiesa di San Giovanni Battista a Manhattan. Ha risposto Pat (ha fornito solo il suo nome), che ha dato qualche informazione circa l’organizzazione. fondata nel 1980 da un sacerdote, su indicazione del Cardinale di New York, Terence Cooke.
Abbiamo chiesto un colloquio con il Rev. Paul Check, l’attuale direttore. “Courage non concede interviste ai media giornalistici, perché questi sembrano essere ostili al suo lavoro,” ci ha risposto Pat, suggerendoci comunque di inviare via e-mail la nostra richiesta, che lei avrebbe inoltrato a Check, che era in viaggio.
Tra le domande, EDGE ha chiesto quanti iscritti abbia Courage e se fosse lecito per le coppie gay legalmente sposate avere rapporti sessuali, nonostante le restrizioni celibatarie. Non c’è stata alcuna risposta.
* Peter Cassels ha ricevuto un premio per il giornalismo dalla National Lesbian and Gay Journalists Association’s (Associazione Nazionale dei Giornalisti Gay e Lesbiche).
Lo spot continua: “L’ottanta per cento delle vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti sono di sesso maschile e la maggior parte di essi sono post-puberi. Anche se l’omosessualità di per sé non causa comportamenti predatori, e la maggior parte dei preti gay non sono molestatori, la maggior parte dei molestatori erano gay” (http://www.edgeboston.com/index.php?ch=news&sc=&sc2=&sc3=&id=104041)
2 Proposizione 8 è il nome dato al Referendum tenutosi in California il 4 novembre 2008 in cui si chiedeva l’abolizione del diritto al matrimonio per coppie omosessuali, introdotto da una sentenza della Corte Suprema della California nel maggio precedente.
La proposizione chiedeva inoltre di inserire un emendamento nella costituzione della California per affermare che lo Stato riconosce come valido solo il matrimonio tra un uomo e una donna. Al referendum il 52,1%% degli aventi diritto ha votato a favore della proposizione, provocando così l’abolizione di fatto del diritto di matrimonio per le coppie dello stesso sesso e limitando l’accesso al matrimonio solo a coppie formate da un uomo e una donna [da Wikipedia]
Testo originale: Gay Catholics: balancing belief and doctrine