È possibile essere sia cristiani che persone LGBT+?
Riflessioni di Brian G. Murphy pubblicata su QueerTheology.com (Stati Uniti), liberamente tradotte dai volontari del Progetto Gionata
Quando ho compreso che mi piacevano i ragazzi, la prima domanda che mi sono posto è la stessa che spesso che viene fatta a tante persone LGBT+: “È possibile essere gay, bisessuale o transgender e cristiani? Davvero?”
Anche tu ti sei mai posto questa domanda? Quali passi hai fatto per trovare una risposta? Forse hai fatto un percorso simile al mio per trovare delle risposte:
- Hai cercato su Google: “È giusto essere gay/transgender e cristiano?“
- Hai cliccato su ogni link nelle prime 12 pagine dei risultati.
- Hai letto tutti gli articoli.
- Ti sei sentito rassicurato dopo aver letto un articolo positivo.
- Hai dubitato delle tue certezze dopo aver letto un articolo anti-LGBTQ.
- Hai ripetuto tutto questo diverse volte.
Ho girato su questa “ruota del criceto” per dieci anni prima di giungere finalmente alla convinzione che sì, si può essere gay, bisessuale, transgender o queer e cristiano. Essere LGBT è una parte normale e naturale della diversità della creazione di Dio.
Ma come faccio a saperlo?
Quando parli con un cristiano che crede che essere una persona queer sia un peccato, probabilmente ti citerà alcuni dei seguenti versetti biblici “contro” l’omosessualità:
- Genesi 1 e 2: Adamo ed Eva, non Adamo e Steve.
- Genesi 19: Sodoma e Gomorra.
- Levitico 18:22 (e 20:13): “Un’azione abominevole”.
- Romani 1: Relazioni “innaturali”.
- 1 Corinzi 6:9 e 1 Timoteo 1:10: Effeminati e sodomiti.
(Va detto che i versetti biblici presumibilmente contro le persone transgender vengono raramente menzionati in queste discussioni.)
Proprio da questi versetti nasce spesso la confusione, che può durare anni. Tuttavia, quando li leggiamo in un contesto storico, linguistico e culturale, si scopre che non parlano assolutamente delle persone LGBTQ. Anzi, possono essere interpretati in modi che confermano l’amore e l’inclusione che Dio ha per tutte le sue creature.
C’è un nome per quello che sta affermando ed è: “testo di prova”
Il termine “testo di prova” è definito come “il metodo con cui una persona si appella a un testo biblico per dimostrare o giustificare una posizione teologica, senza considerare il contesto del passaggio citato”.
Se qualcuno dice: “La Bibbia dice…”, fai attenzione: la Bibbia dice tantissime cose!
Alcuni esempi di ciò che “la Bibbia dice”:
- La Bibbia dice che la Terra era coperta d’acqua quando fu creata, fino a quando Dio separò le acque dalla terra (Genesi 1:9), ma dice anche che la Terra era completamente asciutta, finché Dio non fece salire ruscelli per irrigarla (Genesi 2:5-6).
- Dice che Dio creò prima gli animali e poi gli esseri umani (Genesi 1), ma anche che Dio creò prima Adamo, poi gli animali, e infine Eva (Genesi 2).
Sì, la Bibbia si contraddice nei primi due capitoli!
- La Bibbia dice, nell’Esodo e nel Deuteronomio, che se una donna viene stuprata, il suo stupratore deve sposarla o pagare suo padre (perché ha “danneggiato” la “proprietà” del padre).
- Paolo scrive in 1 Tessalonicesi che Gesù sarebbe tornato mentre era ancora in vita (4:15-17).
Quindi, cosa dice davvero la Bibbia? La Bibbia dice moltissime cose—e questo ha perfettamente senso!
Gli scritti che chiamiamo “la Bibbia” sono stati redatti da decine di autori, in epoche e contesti diversi, nell’arco di millenni. In effetti, alcuni libri combinano fonti preesistenti: ad esempio, i primi cinque libri della Bibbia ebraica sembrano derivare da quattro fonti principali (JEDP), mentre Matteo e Luca si basano su Marco e su un’altra fonte comune chiamata “fonte Q”.
Quando ho scoperto tutto questo, la mia fede è stata scossa. Mi ero immaginato Mosè intento a scrivere Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio, o Matteo che documentava personalmente le parole di Gesù in modo ispirato.
Se i primi cinque libri della Bibbia sono un mix di leggende religiose e se Matteo e Luca avrebbero dovuto includere anche una bibliografia per essere affidabili, cosa significa questo per la fede?
Ecco cosa significa: gli autori della Bibbia stavano lottando per comprendere sé stessi, il mondo che li circondava e il loro rapporto con qualcosa di più grande—proprio come facciamo noi oggi.
Questo non rende la Bibbia meno vera; la rende ancora più vera.
Giustizia o giudizio?
Se puoi “usare”i versetti biblici per sostenere qualsiasi posizione, quale utilità ha la Bibbia per guidare una vita morale centrata su Dio?
Quando leggo la Bibbia, vedo un chiaro impegno per la giustizia:
- Dio che usa Giuseppe per salvare la sua famiglia dalla carestia (Genesi).
- Dio che libera il popolo ebraico dalla schiavitù in Egitto (Esodo).
- Dio che nomina Debora come profetessa e leader d’Israele (Giudici).
- Il profeta Amos che invoca la giustizia come un fiume impetuoso.
- E poi c’è Gesù.
Il Messia, nato da una giovane madre migrante e nubile, in Medio Oriente, sotto occupazione romana. Il Gesù che i cristiani proclamano come loro Salvatore.
Gesù, che contava le donne tra i suoi amici e discepoli (e che cambiò idea dopo essere stato sfidato proprio da una donna!). Gesù, che cenava con prostitute e lasciava andare le adultere senza giudicarle.
La vera obiezione: il potere
Per ogni versetto che i cristiani anti-LGBTQ usano per condannare l’omosessualità, ce ne sono molti altri che condannano qualcosa che sosteniamo o approvano qualcosa che condanniamo.
Ma discutere a colpi di versetti fuori contesto non porta da nessuna parte.
Ecco perché la retorica anti-LGBTQ funziona: non si basa sulla Bibbia o sulla volontà di Dio. Si basa su un pregiudizio pervasivo che considera le persone LGBTQ malate o perverse. Usa il “fattore disgusto” e poi manipola alcuni passaggi vaghi per condannare le persone queer in modi che non applicherebbe mai, ad esempio, a chi indossa abiti di tessuti misti, ai divorziati o ai casi di stupro.
Ma Gesù ci insegna in Matteo 7 che “dai loro frutti li riconoscerete”:
I frutti della teologia anti-LGBTQ sono: depressione, disperazione, suicidio, famiglie spezzate, perdita della fede, bullismo, molestie.
I frutti della teologia inclusiva: ritorno alla fede, guarigione delle relazioni, comunità di chiesa vibranti e rinnovate.
Come esserne sicuri?
Confesso che, a volte, mi trovo a fissare il soffitto di notte e mi chiedo: “E se avessero ragione? E se essere gay fosse un peccato?”. Poi mi ricordo: sono assolutamente convinto che essere LGBTQ sia una parte buona e necessaria della diversità della creazione di Dio.
Perché in anni di dialogo con cristiani anti-LGBTQ, ho trovato argomentazioni incoerenti, che in ultima analisi si riducono a: “Perché penso che essere etero sia meglio”.
E perché ho camminato al fianco di centinaia di cristiani queer che, uscendo allo scoperto, lottando con la loro teologia e accettando sé stessi, hanno trovato pace. Sia che abbiano mantenuto la loro fede o no, ora sono persone più felici e più sane.
I frutti sono chiari: nessuno può separarci dall’amore di Dio.
* Brian G. Murphy è un attivista, scrittore e speaker, noto per il suo impegno nell’ambito della spiritualità queer e della teologia inclusiva. È il co-fondatore di QueerTheology.com, una piattaforma che offre risorse e riflessioni teologiche per persone LGBTQ+ che desiderano esplorare la loro fede in un contesto di inclusione e accettazione.
Testo originale: Is it REALLY ok to be LGBTQ and Christian?